Sahara Occidentale, 2 agosto 2025 – Dalla normalizzazione delle relazioni tra Marocco e Israele nel dicembre 2020, la presenza israeliana nel Sahara Occidentale occupato è cresciuta in modo esponenziale. Tale coinvolgimento si estende oggi su tre livelli strategici: militare, economico e culturale, rafforzando il controllo marocchino sul territorio e sollevando gravi interrogativi sul rispetto del diritto internazionale.
Presenza militare e intelligence: droni, radar e basi di spionaggio
Israele mantiene una presenza militare nel Sahara Occidentale attraverso una rete articolata di addestratori, tecnici militari e sistemi d’arma sofisticati. Secondo fonti riservate, una base di spionaggio sarebbe stata costruita tra El Guerguerat e La Güera, mentre si sospetta la presenza di un piccolo battaglione di osservazione israeliano operativo lungo il muro militare marocchino.
Tra le tecnologie impiegate figurano i droni da ricognizione WonderB, ThunderB e i micidiali SpyX, utilizzati per missioni suicide e operazioni di sorveglianza. Tali sistemi sono prodotti in Marocco dalla compagnia israeliana Bluebird, con parte della produzione localizzata direttamente nei territori occupati.
Il Marocco ha inoltre schierato due sistemi missilistici israeliani nel Sahara Occidentale: SPYDER, dispiegato vicino a Fos Bucraa, e Barak, di cui la collocazione rimane ancora riservata. Le fonti confermano anche l’esistenza di un’installazione militare israeliana in fase di realizzazione nella zona di El Guerguerat.
Investimenti economici: agricoltura, energie rinnovabili e sfruttamento delle risorse
Dal 2021, più di sette delegazioni israeliane hanno visitato il Sahara Occidentale occupato, concentrandosi su investimenti nei settori dell’agricoltura e delle energie rinnovabili. Le visite hanno interessato in particolare le città di Dakhla, El Aaiún, Aousserd, Boujdour e El Guerguerat, nonché l’area di Tshika, un villaggio di pescatori a sud di Dakhla.
Secondo fonti locali, la società israeliana Halman Al-Dubi Technologies, specializzata in tecnologie alimentari, è la prima azienda ebraica a operare stabilmente nel Sahara Occidentale. Contestualmente, le autorità marocchine hanno confiscato migliaia di ettari di terreno a cittadini saharawi per destinarli a megaprogetti agricoli.
In campo energetico, Israele punta su tre ambiti: gas naturale, energie rinnovabili e idrogeno verde. Il progetto “Renewable Energy Investment Project” (2023–2027), promosso da Rabat, prevede un investimento di 130 miliardi di dirham per trasformare il Sahara Occidentale occupato in un polo di transizione energetica. La società pubblica Newmed Energy è attualmente attiva nell’esplorazione di giacimenti di gas nel deserto.
Turismo e cultura: la nuova frontiera della “normalizzazione”
Il turismo rappresenta un altro asse strategico della presenza israeliana. Durante l’estate, Dakhla diventa una meta prediletta per gruppi turistici provenienti da Israele, attratti dagli sport acquatici e dalle escursioni nel deserto. Gli arrivi avvengono direttamente dall’aeroporto ai resort, bypassando la città di El Aaiún.
La catena alberghiera Selina, con oltre 160 strutture nel mondo, ha annunciato l’apertura di un nuovo hotel a Dakhla, dopo il successo registrato a Marrakech. L’area, promossa come destinazione ecoturistica tra oceano e deserto, è al centro delle ambizioni israeliane nel settore dell’ospitalità.
Parallelamente, si intensifica la cooperazione culturale. Accordi tra i ministeri della cultura marocchino e israeliano hanno portato alla realizzazione congiunta di eventi come il Rabat Art-house Film Festival e il Dakhla Film Festival. Sono attivi anche programmi di scambio accademico tra università israeliane e marocchine, e delegazioni giovanili viaggiano regolarmente tra Rabat e Tel Aviv.
Una presenza che legittima l’occupazione:
La presenza israeliana nei territori occupati del Sahara Occidentale solleva serie preoccupazioni sul piano del diritto internazionale. Organizzazioni saharawi e attivisti per i diritti umani denunciano come queste attività — militari, economiche e culturali — contribuiscano a normalizzare l’occupazione del territorio, in aperta violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite.
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha già stabilito che il Sahara Occidentale è un territorio “distinto e separato” dal Marocco, mentre l’ONU lo considera un territorio non autonomo in attesa di decolonizzazione.
Alla luce di questi sviluppi, l’espansione israeliana nel Sahara Occidentale rischia di consolidare una situazione di fatto che contraddice le norme internazionali e alimenta un conflitto irrisolto ormai da oltre quattro decenni.
