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Sahara Occidentale: Un'analisi sulla repressione sistematica e il saccheggio delle risorse da parte del Marocco



Washington, 30 luglio 2025 – Un recente approfondimento del notiziario americano Break Through News ha gettato luce sugli inquietanti sviluppi nel Sahara Occidentale, l'ultima colonia africana, focalizzandosi sulla strategia di "repressione sistematica" e saccheggio delle risorse naturali perpetrata dal Marocco contro il popolo Saharawi nei territori occupati.

Nel corso del programma "Margin of Freedom" del canale, Mahjoub Maliha, responsabile delle relazioni estere del Collettivo dei Difensori dei Diritti Umani Sahrawi (CODESA) nel Sahara Occidentale, è stato ospite per una discussione intitolata "Smantellamento sistematico e resistenza globale". L'intervista ha esaminato l'occupazione decennale del Sahara Occidentale da parte del Marocco, le posizioni unilaterali che supportano la sua presunta "sovranità" e le gravi violazioni dei diritti umani ai danni del popolo Saharawi.

La Propaganda Marocchina e la Verità Legale:

Mahjoub Maliha ha contestato fermamente il sostegno di alcuni paesi e individui alla proposta coloniale del Marocco, definendola "nulla più che parte della propaganda politica dell'occupazione marocchina, che promuove posizioni individuali estorte con metodi che il tempo svelerà". Ha sottolineato come questa tattica sia diventata il modus operandi preferito del regime marocchino per affrontare la questione del Sahara Occidentale.

In contrasto con questa narrativa, l'attivista Saharawi per i diritti umani ha evidenziato che "i tribunali internazionali, inclusa la Corte di giustizia dell'Unione europea, hanno risolto la questione, confermando che il Marocco non ha sovranità sul Sahara Occidentale e che il popolo Saharawi detiene la sovranità esclusiva sul territorio e sulle sue risorse naturali". Questa affermazione è cruciale, poiché ribadisce la posizione legale internazionale che il Marocco è una potenza occupante e non ha diritti sovrani sul territorio.

Saccheggio delle Risorse e Complice Coinvolgimento Internazionale:

Maliha ha proseguito spiegando che "l'occupazione marocchina sfrutta il saccheggio delle risorse del Sahara Occidentale per ottenere un sostegno superficiale da parte di alcuni attori internazionali attraverso la corruzione e la compravendita di lealtà, posizioni che sono effimere e soggette a cambiamenti". Ha enfatizzato con forza che "qualsiasi attività economica nel Sahara Occidentale occupato deve ottenere l'approvazione del popolo Saharawi o del suo legittimo rappresentante, il Fronte Polisario".

Inoltre, Maliha ha denunciato che "il Marocco sfrutta illegalmente le risorse naturali del Sahara Occidentale, non solo per sostenere la sua occupazione militare attraverso vari mezzi, principalmente finanziando la sua presenza militare, ma anche coinvolgendo attori internazionali in quella che chiamiamo 'l'internazionalizzazione dell'occupazione attraverso il coinvolgimento di entità multinazionali'". Questo approccio non solo consolida la sua presenza, ma lega anche entità estere a un'occupazione illegale.

Il difensore dei diritti umani ha aggiunto un'ulteriore grave accusa: il Marocco "utilizza le risorse naturali per alterare la struttura demografica del Sahara Occidentale, introducendo migliaia di coloni marocchini". Nonostante le chiare sentenze della Corte di giustizia europea, Maliha ha osservato con preoccupazione che "l'Unione europea rimane complice del saccheggio delle risorse naturali del Sahara Occidentale".

Violazioni dei Diritti Umani e la Lotta per l'Autodeterminazione:

L'attivista ha ampiamente affrontato le persistenti violazioni dei diritti umani perpetrate dal Marocco nel Sahara Occidentale occupato. Ha denunciato i continui attacchi agli attivisti che rivendicano il diritto all'autodeterminazione, un principio fondamentale sancito dal diritto internazionale.

In conclusione, Mahjoub Maliha ha riaffermato l'incrollabile determinazione del popolo Saharawi, dichiarando che "il popolo Saharawi continuerà la sua lotta fino al raggiungimento della piena sovranità su tutte le sue terre". Questa dichiarazione sottolinea la resilienza e l'impegno di un popolo nella sua battaglia per la giustizia e l'autodeterminazione di fronte a decenni di occupazione e repressione.

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