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Europa: L'Associazione dei Giornalisti Saharawi contro il silenzio, amplificando voci represse


Madrid, 5 maggio 2025 - In occasione della Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, l'Associazione dei Giornalisti e Scrittori Saharawi in Europa ha lanciato un vibrante monito: il sostegno alla coraggiosa voce dei giornalisti saharawi non verrà meno finché le forze ostili alla loro causa continueranno a soffocare il dissenso e a calpestare la libertà di stampa. La ferma dichiarazione giunge all'indomani dei vili attacchi perpetrati ai danni dei giornalisti che hanno coraggiosamente seguito la marcia internazionale "Freedom March", un pacifico appello per la liberazione dei prigionieri saharawi ingiustamente detenuti nelle carceri marocchine nei territori occupati.

"Noi, l'Associazione dei Giornalisti e Scrittori Saharawi in Europa, ribadiamo con forza il nostro incrollabile impegno nel dare voce ai giornalisti saharawi," si legge nella nota diffusa dall'organizzazione. "Continueremo a far sentire il loro grido di verità finché la libertà di parola sarà brutalmente soppressa e la stampa oppressa da coloro che si oppongono alla nostra legittima causa. L'ignobile ondata di insulti verbali e la vergognosa diffamazione online rivolte ai giornalisti che hanno documentato la pacifica marcia internazionale 'Freedom March' per i prigionieri saharawi, guidata dalla signora Claude Mangin, moglie del prigioniero civile Naama Asfari, ne è l'ennesima, inaccettabile dimostrazione."

In questa giornata cruciale per la libertà di informazione, l'Associazione ha elevato la propria voce per "condannare con la massima fermezza la brutale repressione che i nostri colleghi sono costretti a subire nei territori saharawi occupati, dove il giornalismo si erge a baluardo della resistenza e della pacifica ribellione che anima queste regioni."

L'organizzazione ha inoltre denunciato con veemenza "la militarizzazione e l'asfissiante assedio poliziesco imposti dalle autorità di occupazione marocchine, un vero e proprio muro invisibile che impedisce a giornalisti e osservatori internazionali di accedere alle città occupate." Questo deliberato "blackout mediatico," sottolinea la dichiarazione, "mira a celare agli occhi del mondo le gravi e quotidiane violazioni dei diritti umani perpetrate contro civili saharawi inermi, il tutto sotto lo sguardo silente della Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO), colpevolmente inerte."

Nonostante questo clima di terrore e omertà, l'Associazione ha voluto rendere un sentito omaggio al "coraggio indomito dei giornalisti saharawi che operano nei territori occupati del Sahara Occidentale, eroi silenziosi che affrontano persecuzioni, torture, divieti professionali, ritorsioni salariali e incessanti molestie." La loro resilienza, conclude la dichiarazione, "nonostante il colpevole silenzio di gran parte della stampa internazionale, rimane un faro di resistenza contro l'occupazione e l'ingiustizia, illuminando la strada verso la libertà e la verità."

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