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20 Maggio 1973: El Janga e la genesi della resistenza Saharawi


Sahara Occidentale, 20 maggio 2025
- Cinquantadue anni or sono, il 20 maggio 1973, una data destinata a incidersi profondamente negli annali della storia del Sahara Occidentale, il Fronte Polisario (Fronte Popolare per la Liberazione di Saguia el-Hamra e Río de Oro) infranse il silenzio del colonialismo spagnolo con un audace attacco al presidio di polizia di El Janga. Quel giorno non fu semplicemente un’azione militare; rappresentò l'atto fondativo di una prolungata e tenace lotta per l'autodeterminazione, sancendo la nascita di un movimento politico e militare divenuto l'emblema della causa sahrawi sulla scena internazionale.

Le Oscure Radici del Conflitto: Un Secolo di Colonialismo e Identità Repressa

La genesi del conflitto saharawi affonda le proprie radici nel tardo XIX secolo, quando nel 1884 la Spagna impose il proprio protettorato su questo vasto territorio nordafricano, inaugurando quasi un secolo di dominio coloniale. Nel corso del XX secolo, il popolo sahrawi, depositario di una peculiare identità etnica, culturale e linguistica, vide germogliare una robusta coscienza nazionale, un sentimento alimentato dal vento di decolonizzazione che scuoteva il continente africano.

A partire dagli anni Sessanta, mentre l'Organizzazione delle Nazioni Unite invocava con crescente insistenza la decolonizzazione dei territori africani ancora sotto giogo straniero, Madrid perseverava nell'ignorare le legittime aspirazioni all'autodeterminazione del popolo sahrawi. Ogni forma di dissenso veniva brutalmente repressa, mentre si tentava una forzata integrazione della regione all'interno dell'amministrazione spagnola, calpestando l'identità e le aspirazioni di un popolo fiero e indipendente.

La Formazione del Fronte Polisario: Un Grido di Libertà nel Deserto

Fu in questo clima di crescente frustrazione e consapevolezza politica che, nel maggio del 1973, un gruppo di giovani sahrawi animati da un irrefrenabile desiderio di libertà diede vita al Fronte Polisario. Il loro obiettivo primario era inequivocabile: liberare il Sahara Occidentale dalle catene del colonialismo e riaffermare con forza il diritto inalienabile all'autodeterminazione. Tra i suoi fondatori spicca la figura di Brahim Ghali, attuale Presidente della RASD (Repubblica Araba Saharawi Democratica), la cui leadership ha segnato decenni di lotta.

Appena dieci giorni dopo la sua costituzione clandestina, il Fronte compì la sua prima azione dirompente, scegliendo come obiettivo l'ufficio di polizia di El Janga, situato nella parte settentrionale del territorio. Il successo dell'attacco riverberò come un tuono nel silenzio del deserto, segnando un punto di svolta cruciale: la resistenza sahrawi imboccava irrevocabilmente la via della lotta armata.

L'Attacco di El Janga: La Scintilla di una Guerra di Liberazione

L'azione militare di El Janga trascendeva la mera operazione bellica; essa assunse un valore simbolico potente, innescando una vera e propria guerra di liberazione nazionale. Le forze coloniali spagnole, colte di sorpresa dall'audacia e dalla determinazione dei combattenti del Polisario, si dimostrarono incapaci di arginare l'avanzata iniziale del movimento, che in breve tempo guadagnò un sostegno crescente tra la popolazione locale, persino tra i sahrawi arruolati nelle fila dell'esercito spagnolo.

L'eco dell'attacco si propagò rapidamente attraverso le distese sabbiose del Sahara Occidentale, galvanizzando centinaia di giovani che si unirono con fervore alla causa della liberazione. Da quel momento, il conflitto si estese su vasta scala, alimentato dalla crescente determinazione del popolo sahrawi e dal sostegno di nazioni africane e del blocco socialista, che vedevano nella lotta del Polisario un’eco delle proprie battaglie per l’indipendenza.

Il Tradimento di Madrid e l'Ombra Incombente della Marcia Verde:

Nel 1975, mentre le Nazioni Unite si apprestavano a supervisionare un referendum per l'autodeterminazione del Sahara Occidentale, la Spagna orchestrò un abbandono del territorio tanto repentino quanto controverso. La firma degli Accordi di Madrid con il Marocco e la Mauritania rappresentò un atto unilaterale, considerato illegittimo dal diritto internazionale, attraverso il quale Madrid cedeva l'amministrazione del Sahara Occidentale ai due paesi confinanti, ignorando con cinismo la volontà del popolo sahrawi.

Pochi mesi dopo, il Marocco diede il via alla famigerata "Marcia Verde", una mobilitazione di civili e militari che sancì l'occupazione manu militari del territorio. Seguirono anni di un conflitto brutale e silenziato: bombardamenti indiscriminati con napalm e fosforo bianco, massacri, torture e deportazioni sistematiche. Il popolo sahrawi fu costretto a un doloroso esodo, con decine di migliaia di persone che trovarono rifugio nei campi allestiti nella regione di Tindouf, in Algeria, dove tuttora vivono in condizioni precarie.

Un Cessate il Fuoco Fragile e un Referendum Sospeso:

Solo nel 1991, dopo anni di sanguinosi combattimenti e grazie alla mediazione delle Nazioni Unite, fu siglato un cessate il fuoco tra il Fronte Polisario e il Marocco. Contestualmente, venne istituita la MINURSO (Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale), con il mandato specifico di organizzare un plebiscito che avrebbe dovuto decidere il futuro del territorio conteso.

Tuttavia, a distanza di decenni, quel referendum rimane una promessa disattesa. Il Marocco, che considera il Sahara Occidentale una parte integrante del proprio territorio nazionale, ha sistematicamente ostacolato il processo referendario, perpetuando uno status quo di occupazione. Il Fronte Polisario, dal canto suo, continua a rivendicare con fermezza il diritto inalienabile all'autodeterminazione del popolo sahrawi. Nel 2020, dopo un lungo periodo di stallo e in risposta a quelle che ha definito provocazioni marocchine, il Fronte ha annunciato la ripresa della lotta armata, gettando nuove ombre sul futuro della regione.

Il Silenzio Assordante della Comunità Internazionale e il Doppio Gioco dell'Occidente:

A cinquantuno anni da quella scintilla di resistenza accesa a El Janga, il popolo sahrawi continua a vivere una dolorosa divisione: una parte della sua terra natia è sotto l'occupazione del Marocco, mentre un'altra sopravvive in esilio nei campi profughi, testimoni di un dramma umanitario spesso dimenticato. Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU rinnova annualmente il mandato della MINURSO, ma questa missione sembra impotente nel compiere passi concreti verso una soluzione politica equa e definitiva.

Dietro la facciata di una presunta neutralità diplomatica si cela un cinico calcolo geopolitico. Potenze come Spagna, Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Russia – paradossalmente definite "amiche" del Sahara Occidentale – sembrano preferire il mantenimento dello status quo per non compromettere i propri interessi economici e strategici con il Marocco. Accordi commerciali vantaggiosi continuano a essere siglati con Rabat, spesso includendo lo sfruttamento illegale delle ricche risorse naturali del Sahara Occidentale, alimentando un'ingiustizia che grida vendetta.

Una Lotta Tenace: La Fiamma della Speranza Non Si Spegne

Nonostante la repressione brutale, l'esilio forzato, il silenzio complice della comunità internazionale e l'apparente indifferenza delle grandi potenze, il popolo sahrawi non ha mai abdicato alla propria dignità e continua a credere fermamente nella giustezza della sua causa. L'Unione Africana, pur tra divisioni interne, continua a riconoscere la RASD come Stato membro a pieno titolo, un segnale importante di solidarietà internazionale. Ma è soprattutto dal cuore stesso del popolo sahrawi – dal suo incrollabile coraggio, dalla sua resiliente memoria storica e dalla sua indomita determinazione – che promana la forza inesauribile per resistere e continuare a lottare per la propria libertà.

El Janga, Un Faro di Speranza nel Deserto dell'Oblio:

L'attacco al presidio di El Janga il 20 maggio 1973 non fu semplicemente l'inizio di un conflitto armato; esso si erge a simbolo della dignità e della speranza incrollabile di un popolo che si rifiuta con fermezza di essere cancellato dalla storia. La lotta del popolo sahrawi rappresenta una delle ultime battaglie anticoloniali del nostro tempo, una questione di elementare giustizia che trascende le logiche puramente geopolitiche. E la storia, inevitabilmente, presenterà il suo conto.

Finché non sarà celebrato un autentico referendum, libero ed equo, che consenta al popolo sahrawi di esprimere il proprio volere senza alcuna coercizione esterna, l'eco del grido di El Janga continuerà a risuonare nel silenzio assordante dell'indifferenza internazionale, ricordando al mondo che la lotta per la libertà e l'autodeterminazione non conosce confini né scadenze.

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