Madrid, 30 aprile 2025 - Dietro la cortina di una retorica politica talvolta tesa tra Madrid e Rabat, si cela una realtà sul campo inequivocabile: una collaborazione militare in costante e silenziosa espansione. L'ultima riprova giunge dai cantieri di Navantia, l'azienda statale spagnola che procede spedita nella costruzione di un pattugliatore oceanico Avante 1800 destinato alla Marina reale marocchina. Malgrado le frizioni diplomatiche che hanno segnato il passato, il legame militare-industriale tra Spagna e Marocco non solo resiste, ma prospera, sollevando interrogativi inquietanti sul ruolo di Madrid nel perdurante conflitto del Sahara Occidentale.
Questa dinamica, tuttavia, non dovrebbe sorprendere. La Spagna non è un attore neutrale nella contesa saharawi. Il diritto internazionale la investe ancora del ruolo di potenza amministratrice de jure del Sahara Occidentale, una responsabilità che affonda le radici nella Carta delle Nazioni Unite, nella risoluzione 1514 (1960) sulla decolonizzazione e nella risoluzione 1541 (1960) che ne stabilisce le condizioni per i territori non autonomi.
Madrid non aveva la facoltà giuridica di trasferire la sovranità sul territorio. Il suo obbligo primario rimane quello di condurre a termine la decolonizzazione del Sahara Occidentale attraverso il libero e autentico esercizio del diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi, concretizzato in un referendum sotto l'egida delle Nazioni Unite. Un imperativo che, ad oggi, resta inadempiuto.
Al contrario, nel 1975, nel pieno di una delicata congiuntura interna, la Spagna abbandonò il territorio e la sua popolazione al proprio destino, aprendo un varco alla brutale invasione militare del Marocco, che da allora perpetua un regime di occupazione e repressione.
Da quel momento, la Spagna ha cessato di essere un mero spettatore neutrale, trasformandosi in un attore complice dell'occupazione illegale perpetrata dal Marocco. Attraverso la fornitura di equipaggiamento bellico, il trasferimento di tecnologia militare, l'addestramento di personale e il sostegno diplomatico, Madrid ha inequivocabilmente rafforzato la macchina repressiva marocchina. Ogni nave, ogni sistema d'arma fornito contribuisce a consolidare l'occupazione e la violazione sistematica dei diritti umani del popolo saharawi.
La politica spagnola in questo contesto non si configura come un mero esercizio di pragmatismo economico; essa rappresenta una partecipazione attiva e consapevole a un progetto coloniale illegittimo. Le testimonianze concordi delle Nazioni Unite, di Amnesty International e di Human Rights Watch dipingono un quadro in cui la Spagna sostiene un regime responsabile di torture, sparizioni forzate, detenzioni arbitrarie e repressione brutale di ogni dissenso.
Ancora più inquietante è la diffusa inconsapevolezza tra i cittadini spagnoli, ignari di essere parte attiva di un conflitto che calpesta il diritto internazionale e perpetua decenni di sofferenza e ingiustizia. Fondi pubblici, aziende e istituzioni spagnole contribuiscono materialmente al mantenimento dell'occupazione marocchina.
Questa cooperazione non rappresenta solamente un tradimento storico nei confronti del popolo saharawi, ma costituisce una flagrante violazione dei principi democratici e internazionali che la Spagna professa. Ogni giorno di cooperazione militare rinsalda la responsabilità di Madrid nei crimini commessi nel Sahara Occidentale.
La verità è lampante: la Spagna, persistendo nel suo sostegno militare al Marocco, sceglie la via della complicità a scapito della giustizia e privilegia l'interesse economico a discapito della dignità umana.
È imperativo che la Spagna cessi immediatamente ogni forma di collaborazione militare con il Marocco e si assuma finalmente il suo obbligo storico: facilitare la decolonizzazione del Sahara Occidentale e garantire il pieno esercizio del diritto all'autodeterminazione del suo popolo.
Ogni giorno di silenzio accresce la colpa. Ogni giorno di inazione prolunga l'agonia.
