New York (ONU), 30 aprile 2025 - Il rappresentante permanente dell'Algeria presso le Nazioni Unite (ONU), Amar Bendjama, ha lanciato un vibrante appello lunedì 28 aprile a New York affinché si trovi una soluzione definitiva alla prolungata situazione dei rifugiati saharawi. Nel suo intervento durante una sessione del Consiglio di Sicurezza incentrata su migrazione e rifugiati, il diplomatico algerino ha sottolineato l'impellente necessità di consentire a queste persone, costrette ad abbandonare la propria terra a causa dell'occupazione marocchina, di esercitare il loro inalienabile diritto all'autodeterminazione.
Bendjama ha ricordato al consesso che l'Algeria ospita da oltre cinquant'anni i rifugiati saharawi nei campi di Tindouf, una conseguenza diretta dell'occupazione del loro territorio da parte del Marocco. In questo lungo periodo, ha evidenziato, "l'Algeria, in stretta collaborazione con le agenzie delle Nazioni Unite e i partner umanitari, ha costantemente garantito l'accesso ai servizi essenziali per i rifugiati saharawi", pur riconoscendo le enormi sfide che ciò comporta.
Tuttavia, ha rimarcato con forza il rappresentante algerino, l'assistenza umanitaria non può rappresentare una risposta definitiva. La vera necessità è "una soluzione duratura che consenta loro di esercitare il loro inalienabile diritto all'autodeterminazione, attraverso un referendum libero ed equo, in piena conformità con il diritto internazionale e le pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza".
"La decisione riguardante il futuro dei rifugiati saharawi deve rimanere saldamente nelle loro mani", ha dichiarato Bendjama con enfasi, aggiungendo che "il loro diritto è intrinseco e non negoziabile, indipendentemente dalle circostanze".
Ampliando lo sguardo al contesto globale, il rappresentante permanente dell'Algeria presso l'ONU ha espresso profonda preoccupazione per l'aggravarsi della "crisi degli sfollamenti, che peggiora inesorabilmente di anno in anno". Ha osservato come "il numero di migranti continui a crescere a causa di molteplici crisi, in particolare i conflitti armati", in uno scenario preoccupante caratterizzato da un "calo dei finanziamenti internazionali, che espone milioni di persone vulnerabili alla mancanza di aiuti vitali".