Sahara occidentale, 17 luglio 2026 – Il Gruppo di lavoro saharawi sulle risorse naturali e le questioni legali connesse ha denunciato il coinvolgimento di aziende straniere nei progetti economici sviluppati dal Marocco nel Sahara Occidentale occupato, accusando in particolare la multinazionale francese Engie di contribuire, attraverso le proprie infrastrutture energetiche, a iniziative che secondo l'organizzazione favorirebbero lo sfruttamento delle risorse naturali del territorio senza il consenso del popolo saharawi.
In un comunicato diffuso giovedì, il Gruppo ha reagito alla decisione delle autorità marocchine di assegnare oltre 1.090 ettari di terreni agricoli nel Sahara Occidentale occupato attraverso una nuova gara d'appalto pubblica. Secondo l'organizzazione, tale iniziativa rappresenterebbe un ulteriore passo nell'espansione dei progetti agricoli e infrastrutturali promossi dal Marocco nel territorio, sostenuti anche da investimenti energetici stranieri.
Al centro della denuncia vi è il progetto di desalinizzazione dell'acqua di mare a Dakhla, che, secondo il Gruppo di lavoro, si basa su infrastrutture per le energie rinnovabili realizzate con il coinvolgimento di Engie. L'organizzazione sostiene che tali impianti consentirebbero la trasformazione di vaste aree desertiche in terreni agricoli destinati alla produzione commerciale e all'esportazione, contribuendo allo sfruttamento economico del territorio conteso.
«Consentendo la trasformazione di terreni aridi in aree agricole orientate all'esportazione, Engie facilita direttamente lo sfruttamento del territorio occupato e delle sue risorse naturali senza il consenso del popolo saharawi», ha dichiarato il Gruppo nel comunicato.
Secondo l'organizzazione, si tratterebbe del terzo ciclo di assegnazioni di terreni agricoli collegato al progetto di desalinizzazione, dopo le gare del 2022 e del 2024. L'intero programma rientrerebbe in un più ampio piano di irrigazione di circa 5.000 ettari, destinato allo sviluppo dell'agricoltura intensiva e all'integrazione del Sahara Occidentale occupato nei circuiti agricoli marocchini.
Accuse sullo sfruttamento delle risorse e sugli insediamenti:
Il Gruppo di lavoro saharawi ha inoltre evidenziato le conseguenze politiche e demografiche di questi progetti, sostenendo che essi non riguarderebbero soltanto lo sfruttamento delle risorse naturali, ma contribuirebbero anche all'espansione degli insediamenti marocchini nel territorio.
«Questi progetti incoraggiano l'espansione degli insediamenti marocchini nei territori occupati, consolidando ulteriormente una situazione di occupazione contestata dal diritto internazionale», si legge nella dichiarazione.
L'organizzazione ha esteso le proprie critiche ad altre imprese europee coinvolte in attività economiche nel Sahara Occidentale, affermando che il comportamento di Engie e di società analoghe dimostrerebbe «un preoccupante disprezzo per gli obblighi giuridici internazionali ed europei e per i principi di responsabilità d'impresa».
Secondo il Gruppo, gli investimenti stranieri in infrastrutture che permettono lo sfruttamento economico del territorio senza il consenso del popolo saharawi rischiano di contribuire al consolidamento dell'occupazione e di compromettere il diritto del popolo saharawi alla sovranità permanente sulle proprie risorse naturali e all'autodeterminazione.
Il richiamo all'Unione Europea:
Nel comunicato viene inoltre sottolineata la particolare rilevanza della tempistica della nuova gara agricola, che coincide con il dibattito all'interno dell'Unione Europea sulla revisione delle proprie relazioni commerciali con il Marocco dopo le sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) relative agli accordi applicati al Sahara Occidentale.
Il Gruppo richiama tali decisioni come una conferma del principio secondo cui il territorio del Sahara Occidentale possiede uno status distinto e che qualsiasi attività economica riguardante le sue risorse debba rispettare il diritto del popolo saharawi al consenso.
Appello alle istituzioni e alle imprese:
In conclusione, il Gruppo di lavoro saharawi ha rivolto un appello all'Unione Europea, agli Stati membri e alle autorità competenti affinché garantiscano che le imprese europee operino nel pieno rispetto del diritto internazionale e interrompano attività che, secondo l'organizzazione, contribuiscono allo sfruttamento del Sahara Occidentale occupato.
L'appello è stato esteso anche agli investitori, alle istituzioni finanziarie e ai partner commerciali, invitati a valutare i rischi legali, finanziari e reputazionali legati alla partecipazione a progetti sviluppati nel territorio.
Il Gruppo ha ribadito che il popolo saharawi non ha mai dato il proprio consenso allo sfruttamento delle risorse naturali del Sahara Occidentale sotto occupazione e ha annunciato che continuerà a documentare le attività economiche contestate e a ricorrere agli strumenti giuridici e diplomatici disponibili per chiedere il rispetto del diritto internazionale e la tutela dei diritti del popolo saharawi.
