A rilanciare l'allarme sono la Rappresentante del Fronte Polisario in Italia, Fatima Mahfud, e l'Association des Amis de la République Arabe Sahraouie Démocratique (AARASD) di Parigi, che denunciano l'inerzia delle autorità marocchine di fronte al progressivo deterioramento delle condizioni di salute del prigioniero.
Secondo le informazioni fornite dalla famiglia, Asfari – che può comunicare telefonicamente esclusivamente con la moglie Claude Mangin-Asfari – avrebbe già perso circa nove chilogrammi dall'inizio della protesta. La moglie ha espresso profonda preoccupazione per il silenzio delle autorità giudiziarie e dell'amministrazione penitenziaria marocchina, sottolineando tuttavia la determinazione del marito a proseguire lo sciopero della fame fino all'accoglimento delle sue richieste.
Le richieste di Naâma Asfari:
Al centro della protesta vi sono due rivendicazioni considerate fondamentali dal detenuto e dai suoi legali.
La prima riguarda l'attuazione del Parere n. 23/2023 del Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria (WGAD), che, secondo Asfari, il Marocco continua a non applicare nonostante siano trascorsi diversi anni dalla sua adozione.
La seconda richiesta è il trasferimento suo e degli altri prigionieri politici del gruppo Gdeim Izik nel carcere di El Aaiún, nel Sahara Occidentale, affinché possano essere più vicini alle proprie famiglie e vedere garantiti i diritti previsti dagli standard internazionali sul trattamento dei detenuti.
Il caso Gdeim Izik:
Naâma Asfari è uno dei detenuti del gruppo di Gdeim Izik, arrestati in seguito allo smantellamento, nel novembre 2010, del campo di protesta saharawi nei pressi di El Aaiún. I membri del gruppo sono stati condannati a pene comprese tra 20 anni di reclusione e l'ergastolo, al termine di procedimenti giudiziari che numerose organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno definito privi delle necessarie garanzie di equità processuale.
Il caso continua a rappresentare uno dei principali dossier internazionali relativi ai diritti umani nel Sahara Occidentale.
Le condanne delle Nazioni Unite:
Negli ultimi anni il Comitato delle Nazioni Unite contro la Tortura (CAT) ha emesso numerose decisioni nelle quali ha ritenuto il Marocco responsabile di violazioni della Convenzione contro la Tortura nei confronti di diversi prigionieri politici saharawi del gruppo Gdeim Izik, tra cui Naâma Asfari.
Secondo le organizzazioni di sostegno ai detenuti, il Comitato ONU ha riconosciuto in più casi l'utilizzo di confessioni estorte sotto tortura e altre violazioni delle garanzie fondamentali del giusto processo.
Tra i prigionieri interessati dalle decisioni del CAT figurano Naâma Asfari, Sidi Abdallah Abbahah, Abdeljalil Laaroussi, Mohamed Bourial, Mohamed Bani, Hassan Dah, Mohamed Lamine Haddi, Ahmed Sbai e Sidi Ahmed Lemjayed, le cui comunicazioni individuali sono state esaminate dal Comitato nell'ambito della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura.
Secondo l'AARASD, un ulteriore sviluppo si è registrato il 20 maggio scorso, quando il Comitato ONU ha adottato nuove decisioni relative a detenuti saharawi, rafforzando le contestazioni rivolte al sistema giudiziario marocchino.
L'appello alla Francia:
Parallelamente agli appelli rivolti alle istituzioni italiane ed europee, l'attenzione si concentra anche sulla Francia.
L'Association des Amis de la République Arabe Sahraouie Démocratique (AARASD) ha infatti indirizzato una richiesta ufficiale al Primo Ministro francese in vista della sua prossima visita istituzionale in Marocco, invitandolo a sollevare il caso di Naâma Asfari nel corso degli incontri con le autorità marocchine.
L'associazione auspica che la Francia utilizzi il proprio peso diplomatico per chiedere il rispetto delle decisioni degli organismi delle Nazioni Unite e dei diritti fondamentali dei prigionieri politici saharawi.
Secondo l'AARASD, un intervento politico deciso potrebbe contribuire a evitare un ulteriore aggravamento delle condizioni di salute di Naâma Asfari e a favorire il rispetto degli obblighi internazionali in materia di diritti umani.
La vicenda del difensore saharawi continua così a richiamare l'attenzione della comunità internazionale, mentre cresce la pressione su Rabat affinché dia piena attuazione alle raccomandazioni degli organismi delle Nazioni Unite e garantisca la tutela dei diritti dei detenuti politici saharawi.
