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Naâma Asfari, cresce la mobilitazione nei campi saharawi: appello urgente alla comunità internazionale per salvare la vita del prigioniero politico

 


Campi profughi saharawi, 14 luglio 2026 – Si intensifica la mobilitazione nei campi profughi saharawi a sostegno del prigioniero politico Naâma Asfari, detenuto nel carcere marocchino di Kenitra e giunto al 36° giorno di sciopero della fame a oltranza, iniziato l'8 giugno 2026. L'Unità politico-amministrativa di Shaheed El Hafed Boujomaa ha organizzato lunedì 13 luglio un ampio forum di solidarietà, culminato con un appello urgente alle Nazioni Unite e al Comitato Internazionale della Croce Rossa affinché intervengano per salvaguardare la vita dell'attivista saharawi.

Alla manifestazione hanno preso parte il Primo Ministro Bouchraya Hamoudi Bayoun, il Ministro per i Territori Occupati e la Diaspora, Mohamed El Mami Tamek, membri del Governo, del Consiglio Nazionale Saharawi, rappresentanti delle organizzazioni nazionali per i diritti umani e numerosi esponenti della società civile.

Nel corso dell'iniziativa è stata ripercorsa la vicenda personale e giudiziaria di Naâma Asfari, illustrando il suo lungo percorso di detenzione nelle carceri marocchine, le condizioni di incarcerazione e il progressivo deterioramento del suo stato di salute dall'inizio dello sciopero della fame. I partecipanti hanno inoltre esaminato le iniziative intraprese a livello nazionale e internazionale per richiamare l'attenzione sulla sua situazione, definita ormai estremamente critica dopo oltre un mese di protesta ininterrotta.

Gli intervenuti hanno evidenziato come l'attuale fase dello sciopero della fame renda indispensabile un'intensificazione dell'azione delle organizzazioni umanitarie, giuridiche e per i diritti umani, sottolineando il concreto rischio per la vita del prigioniero politico.

Il forum si è concluso con una manifestazione davanti alla sede del Ministero della Cultura, durante la quale i partecipanti hanno esposto fotografie dei prigionieri politici saharawi e intonato slogan di solidarietà e dell'Intifada saharawi.

Al termine dell'evento è stata letta una dichiarazione ufficiale nella quale vengono condannate le politiche adottate dal Marocco nei confronti dei detenuti politici saharawi e denunciata la mancata assistenza sanitaria nei confronti di Naâma Asfari. Il documento attribuisce alle autorità marocchine la piena responsabilità per le conseguenze derivanti dall'aggravarsi delle sue condizioni di salute e dal mancato accoglimento delle sue richieste.

Il ministro Tamek: "Naâma Asfari è un simbolo del sacrificio per la libertà"

Nel suo intervento, il Ministro per i Territori Occupati e la Diaspora, Mohamed El Mami Tamek, ha definito la lotta di Naâma Asfari e degli altri prigionieri politici saharawi "un luminoso esempio di sacrificio per la dignità, la libertà e l'indipendenza del popolo saharawi".

Il ministro ha invitato a rafforzare l'unità nazionale e ad intensificare la resistenza contro l'occupazione marocchina, sottolineando che il popolo saharawi si trova di fronte a una fase storica decisiva, sintetizzata nella scelta tra "essere o non essere".

Tamek ha inoltre lanciato l'allarme sul gravissimo peggioramento delle condizioni di salute di Asfari, ricordando che il difensore dei diritti umani è detenuto nel carcere di Kenitra e ha iniziato lo sciopero della fame dopo tre precedenti scioperi di protesta organizzati nel mese di maggio.

Appello alle Nazioni Unite e alla Croce Rossa:

In una seconda dichiarazione, diffusa con il titolo "Un grido di dignità e un appello urgente per salvare la vita del prigioniero Naâma Asfari", l'Unità politico-amministrativa di Shaheed El Hafed Boujomaa ha espresso la propria piena solidarietà al vicepresidente del Comitato Saharawi per la Protezione dei Diritti Umani (CORELSO).

Il documento denuncia quelle che vengono definite gravi violazioni dei diritti umani e trattamenti degradanti subiti da Asfari e dagli altri detenuti del gruppo di Gdeim Izik, affermando che lo sciopero della fame rappresenta ormai l'ultima forma di protesta rimasta ai prigionieri per difendere la propria dignità.

La dichiarazione esprime inoltre forte preoccupazione per il rapido deterioramento delle condizioni di salute del detenuto, attribuito alla prolungata negligenza medica e al trattamento discriminatorio subito in carcere. Viene inoltre ricordato che Claude Mangin Asfari, moglie dell'attivista e difensora francese dei diritti umani, non ottiene l'autorizzazione a visitare il marito dal 2018.

Nel documento si denunciano anche altre presunte violazioni attribuite alle autorità marocchine nei confronti del popolo saharawi, tra cui sparizioni forzate, uccisioni mediante droni e confisca di beni, definite come gravi violazioni del diritto internazionale.

L'Unità politico-amministrativa conclude infine con un appello urgente alle Nazioni Unite, al Comitato Internazionale della Croce Rossa e alle organizzazioni internazionali per i diritti umani, chiedendo un intervento immediato per evitare che la situazione di Naâma Asfari possa trasformarsi in una tragedia umanitaria.



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