Sahara occidentale, 17 luglio 2026 – Si intensifica la preoccupazione internazionale per le condizioni di salute del prigioniero politico saharawi Naâma Asfari, detenuto nel carcere marocchino di Kenitra, dove dall'8 giugno è in sciopero della fame a tempo indeterminato. Giunto al 39º giorno consecutivo di protesta, Asfari versa, secondo diverse organizzazioni per i diritti umani, in condizioni estremamente critiche.
L'Associazione per la Protezione dei Prigionieri Saharawi nelle Carceri Marocchine ha reso noto di aver perso ogni contatto con il detenuto dopo che la sua famiglia non ha ricevuto la consueta telefonata settimanale. Una circostanza che alimenta i timori per la sua sorte, soprattutto alla luce delle informazioni che segnalano un rapido e grave peggioramento del suo stato di salute.
Secondo un rapporto del Meccanismo Nazionale di Coordinamento delle Azioni per la Tutela dei Diritti Umani, Asfari avrebbe perso oltre dieci chilogrammi dall'inizio dello sciopero della fame e soffrirebbe di una profonda debilitazione fisica, con un progressivo deterioramento delle funzioni vitali.
Nel corso della protesta, il detenuto ha inoltre deciso di boicottare il medico del carcere e di rifiutare ogni visita sanitaria, denunciando quelle che le organizzazioni per i diritti umani definiscono "pratiche ritorsive" da parte dell'amministrazione penitenziaria, oltre alla sistematica violazione del suo diritto a mantenere i contatti con la famiglia.
L'associazione ha attribuito alle autorità marocchine la piena responsabilità della vita e dell'incolumità di Naâma Asfari, sollecitando un intervento urgente delle organizzazioni internazionali per i diritti umani, dei media e degli organismi umanitari affinché venga chiarita la sua situazione e gli sia garantito l'accesso alle cure mediche necessarie.
Particolare appello è stato rivolto anche al Comitato Internazionale della Croce Rossa, invitato ad adempiere al proprio mandato umanitario visitando le carceri marocchine e verificando le condizioni di detenzione dei prigionieri politici saharawi, in un contesto segnato da numerosi scioperi della fame contro quelle che vengono denunciate come violazioni sistematiche dei diritti fondamentali.
Appello internazionale di Sovietern:
Nella stessa giornata, anche la Rete Internazionale per il Nuovo Socialismo del XXI secolo (Sovietern) ha diffuso un appello urgente chiedendo il rilascio immediato e incondizionato di Naâma Asfari, definendo il suo stato di salute "estremamente critico" e affermando che il prigioniero sarebbe ormai in pericolo di vita dopo oltre un mese di sciopero della fame.
Nel comunicato, l'organizzazione denuncia il persistente rifiuto delle autorità marocchine di consentire cure mediche indipendenti e regolari visite familiari, ritenendo il Marocco pienamente responsabile della vita e dell'integrità fisica del detenuto.
Sovietern ricorda inoltre che Asfari, condannato a 30 anni di reclusione e detenuto da oltre quindici anni insieme agli altri membri del gruppo Gdeim Izik, è divenuto uno dei simboli della resistenza pacifica del popolo saharawi e della lotta per il diritto all'autodeterminazione.
L'organizzazione sottolinea inoltre che la sua condanna si baserebbe su confessioni ottenute sotto tortura, circostanza già rilevata dal Comitato delle Nazioni Unite contro la Tortura e dal Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria, che nel parere n. 23/2023 hanno contestato la legittimità del procedimento giudiziario.
Nel documento finale, Sovietern chiede l'immediato accesso dei relatori speciali delle Nazioni Unite e delle missioni internazionali per i diritti umani ai centri di detenzione del Sahara Occidentale occupato e del Marocco, rivolgendo un appello urgente alle Nazioni Unite, all'Unione Africana, all'Unione Europea e al Comitato Internazionale della Croce Rossa affinché intervengano senza ulteriori ritardi per salvaguardare la vita di Naâma Asfari e degli altri prigionieri politici saharawi..
