Madrid, 15 luglio 2026 – Il quotidiano francese Le Monde ha dedicato un ampio reportage alla vicenda del prigioniero politico saharawi Naâma Asfari, detenuto nel carcere di Kenitra, in Marocco, dove è in sciopero della fame da oltre un mese per protestare contro quella che lui e i suoi sostenitori definiscono una detenzione arbitraria.
L'articolo, firmato dal giornalista Simon Roger e pubblicato il 13 luglio 2026, ricostruisce il caso di Asfari, considerato una delle figure più note del movimento saharawi per il diritto all'autodeterminazione, e richiama le principali decisioni e raccomandazioni adottate negli anni da diversi meccanismi delle Nazioni Unite riguardo alla sua detenzione.
Secondo quanto riportato dal quotidiano francese, citando la moglie Claude Mangin, Asfari avrebbe perso oltre nove chilogrammi dall'inizio dello sciopero della fame. Nonostante il progressivo peggioramento delle sue condizioni di salute, continua a chiedere un incontro con il direttore generale dell'Amministrazione penitenziaria marocchina per ottenere il riconoscimento dei propri diritti.
Le Monde ricorda che Naâma Asfari è detenuto dal novembre 2010 e sta scontando una condanna a trent'anni di reclusione nell'ambito del processo relativo al gruppo Gdeim Izik, procedimento che negli anni è stato oggetto di osservazioni e critiche da parte di diversi organismi internazionali per i diritti umani.
Il reportage richiama inoltre le conclusioni del Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura, che in precedenti decisioni ha rilevato violazioni della Convenzione contro la tortura nel caso Asfari, nonché il parere del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria, che nel 2023 ha qualificato la sua detenzione come arbitraria e ne ha chiesto il rilascio.
L'articolo cita anche le più recenti osservazioni del Comitato ONU contro la tortura, adottate il 20 maggio 2026, nelle quali il Comitato ha espresso preoccupazione per quello che descrive come un modello sistematico di arresti arbitrari, isolamento, torture o maltrattamenti durante gli interrogatori e utilizzo di confessioni estorte nei procedimenti giudiziari.
Nel servizio vengono inoltre ricordate le raccomandazioni formulate dagli organismi delle Nazioni Unite, tra cui la richiesta di garantire ad Asfari un risarcimento, l'accesso regolare alle visite familiari e lo svolgimento di un'indagine indipendente sui fatti legati agli eventi di Gdeim Izik.
Il quotidiano francese dedica spazio anche alla crescente mobilitazione internazionale attorno al caso, ricordando gli scioperi della fame di solidarietà promossi da altri detenuti saharawi nelle carceri marocchine e le manifestazioni organizzate dai loro familiari per richiamare l'attenzione sulle loro condizioni.
Infine, Le Monde riferisce dell'iniziativa del deputato francese Jean-Paul Lecoq, presidente del Gruppo di studio parlamentare sul Sahara Occidentale dell'Assemblea nazionale francese, che ha invitato il Primo Ministro francese, in vista della sua visita ufficiale in Marocco, a sollevare la questione dei prigionieri politici saharawi e a promuovere il rispetto delle decisioni delle Nazioni Unite e dei principi del diritto internazionale in materia di diritti umani.
Con questo approfondimento, Le Monde porta all'attenzione del pubblico francese e internazionale una vicenda che continua a suscitare dibattito sul piano diplomatico e dei diritti umani, rilanciando il tema dell'attuazione delle raccomandazioni formulate dai meccanismi delle Nazioni Unite sul caso Naâma Asfari.
