L'Uganda rinnova la solidarietà al popolo saharawi:
Il Movimento di Solidarietà Ugandese con il Popolo Saharawi ha diffuso una dichiarazione ufficiale nella capitale Kampala, ribadendo il proprio sostegno alla campagna nazionale e internazionale in favore dei prigionieri civili saharawi detenuti nelle carceri marocchine.
Nel documento, il movimento esprime particolare preoccupazione per la situazione di Naâma Asfari, in sciopero della fame dall'8 giugno per protestare contro la sua detenzione, definita arbitraria, e contro le continue violazioni dei suoi diritti fondamentali.
L'organizzazione ha riaffermato il proprio sostegno alla lotta del popolo saharawi per la giustizia, la dignità e il rispetto dei diritti umani, ricordando che il diritto all'autodeterminazione del Sahara Occidentale è garantito dal diritto internazionale. Ha inoltre invitato la comunità internazionale, le organizzazioni della società civile e tutti i difensori dei diritti umani ad aumentare la pressione diplomatica affinché siano liberati tutti i prigionieri politici saharawi.
Le associazioni saharawi in Francia scrivono alle istituzioni internazionali:
Parallelamente, le principali associazioni della comunità saharawi in Francia hanno inviato una lettera aperta alle autorità francesi, ai rappresentanti politici del Paese e ai principali organismi internazionali, tra cui le Nazioni Unite, l'Unione Europea e il Governo spagnolo.
Nel documento viene espresso forte allarme per il peggioramento delle condizioni di salute di Naâma Asfari, detenuto nel carcere centrale di Kenitra e in sciopero della fame da oltre un mese.
Le associazioni ricordano che Asfari, vicepresidente del Comitato per il rispetto delle libertà e dei diritti umani nel Sahara Occidentale (CORELSO), è uno dei più noti difensori dei diritti umani saharawi e che il suo caso è stato oggetto di numerosi pronunciamenti degli organismi delle Nazioni Unite.
Tra questi viene richiamata la decisione del Comitato ONU contro la Tortura, che nel 2014 riconobbe violazioni della Convenzione contro la tortura, e il parere del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria, che nel 2023 ha definito arbitraria la sua detenzione chiedendone il rilascio.
Le organizzazioni firmatarie ritengono le autorità marocchine pienamente responsabili del deterioramento delle condizioni di salute del prigioniero e chiedono che gli siano garantite cure mediche indipendenti e specialistiche, oltre all'attuazione delle raccomandazioni formulate dai meccanismi delle Nazioni Unite.
Rapporto: Asfari entra nel 36° giorno di sciopero della fame
A confermare la gravità della situazione è anche il nuovo rapporto pubblicato dal Meccanismo nazionale per il coordinamento delle azioni a tutela dei diritti umani, che descrive un quadro definito "estremamente critico".
Secondo il documento, aggiornato al 14 luglio 2026, Naâma Asfari è entrato nel 36° giorno consecutivo dello "Sciopero della Dignità", ha perso oltre nove chilogrammi e versa in uno stato di grave debilitazione fisica che, secondo gli estensori del rapporto, mette seriamente a rischio le sue funzioni vitali.
Il rapporto riferisce inoltre che il detenuto si trova in isolamento presso l'infermeria del carcere di Kenitra e che ha deciso di intensificare la propria protesta rifiutando visite mediche, controlli sanitari e l'ora d'aria quotidiana.
Il documento evidenzia anche la solidarietà manifestata dagli altri detenuti del gruppo Gdeim Izik, molti dei quali stanno scontando pene comprese tra venti anni di reclusione e l'ergastolo.
Contestualmente, vengono richiamati gli appelli rivolti al Segretario generale delle Nazioni Unite, all'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, all'Inviato personale per il Sahara Occidentale Staffan de Mistura e al Comitato Internazionale della Croce Rossa, affinché vengano inviate missioni indipendenti di accertamento e siano adottate misure urgenti per garantire la tutela dei prigionieri civili saharawi.
A Parigi la comunità saharawi porta il caso Asfari nelle celebrazioni del 14 luglio:
La mobilitazione è proseguita anche a Parigi, dove la comunità saharawi della capitale francese e della sua periferia ha partecipato alla tradizionale marcia civica organizzata in occasione della Festa Nazionale francese insieme a 86 organizzazioni della società civile.
Durante il corteo, svoltosi tra Place de la Bastille e Place de la République, i manifestanti hanno esposto bandiere della Repubblica Araba Saharawi Democratica, fotografie dei detenuti del gruppo Gdeim Izik e striscioni che chiedevano la liberazione immediata dei prigionieri politici saharawi.
Attraverso interventi pubblici e materiale informativo distribuito ai partecipanti, la comunità saharawi ha richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica francese sul continuo peggioramento delle condizioni di salute di Naâma Asfari, denunciando le condizioni della sua detenzione e ribadendo la necessità di dare piena attuazione alle decisioni e alle raccomandazioni formulate dai meccanismi delle Nazioni Unite.
Secondo gli organizzatori, il caso di Naâma Asfari rappresenta oggi il simbolo della condizione dei prigionieri politici saharawi detenuti nelle carceri marocchine e della richiesta di rispetto del diritto internazionale, dei diritti umani e del diritto del popolo saharawi all'autodeterminazione.
