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La Piattaforma Internazionale per i Diritti Umani lancia l'allarme: «Grave rischio per la vita dell'attivista saharawi Naâma Asfari»



Santiago del Cile, 21 luglio 2026 – La Piattaforma Internazionale per i Diritti Umani, organismo di coordinamento che riunisce organizzazioni della società civile provenienti dalle Americhe, dall'Europa e dall'Africa, ha espresso una profonda preoccupazione per le condizioni di salute dell'attivista e difensore dei diritti umani saharawi Naâma Asfari, detenuto nelle carceri marocchine e in sciopero della fame da oltre quaranta giorni.

In una dichiarazione pubblica, la Piattaforma ricorda che Asfari, membro del gruppo dei prigionieri politici di Gdeim Izik, sta portando avanti lo sciopero della fame nel carcere centrale di Kenitra per denunciare quella che definisce una detenzione arbitraria, iniziata il 7 novembre 2010, nonché le presunte torture subite e le dure condizioni di detenzione cui è sottoposto.

L'organizzazione sottolinea che, nel corso dei suoi sedici anni di detenzione, numerosi organismi internazionali hanno denunciato le violazioni dei suoi diritti fondamentali. Nel 2016, il Comitato delle Nazioni Unite contro la Tortura ha chiesto il rilascio dei prigionieri del gruppo di Gdeim Izik, rilevando che erano stati sottoposti a detenzione arbitraria e condannati sulla base di confessioni estorte sotto tortura, con pene comprese tra i venti anni di reclusione e l'ergastolo.

Successivamente, nel 2023, il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria ha stabilito che la privazione della libertà di Naâma Asfari era arbitraria, chiedendone l'immediata liberazione. Più recentemente, nel maggio 2026, esperti delle Nazioni Unite hanno nuovamente denunciato il ricorso alla tortura, alle confessioni ottenute con la forza e la mancata apertura di indagini efficaci sui casi riguardanti i prigionieri di Gdeim Izik.

La dichiarazione richiama inoltre la presa di posizione della relatrice speciale delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani, Andrea Bolaños Vargas, che ha espresso pubblicamente forte preoccupazione per il rapido deterioramento delle condizioni di salute dell'attivista saharawi.

Ad aggravare ulteriormente la situazione è il fatto che la famiglia di Asfari non abbia ricevuto la consueta telefonata settimanale dal carcere, alimentando il timore che il detenuto sia stato isolato o che le sue condizioni si siano ulteriormente aggravate.

Secondo fonti vicine alle organizzazioni per i diritti umani, Naâma Asfari avrebbe perso oltre dieci chilogrammi, soffrirebbe di un significativo abbassamento dei livelli di glicemia e di una grave spossatezza, condizioni che potrebbero compromettere il funzionamento dei suoi organi vitali.

Nello stesso contesto, la Piattaforma denuncia anche l'apertura di procedimenti disciplinari nei confronti dei prigionieri politici saharawi Ahmed Sebaii e Hassan Dah, anch'essi appartenenti al gruppo di Gdeim Izik. Secondo l'organizzazione, tali misure potrebbero tradursi in ulteriori periodi di isolamento e rappresenterebbero un atto di ritorsione nei confronti dei detenuti.

Alla luce della gravità della situazione, la Piattaforma Internazionale per i Diritti Umani ha rivolto un appello urgente alle organizzazioni politiche e sociali, alle istituzioni internazionali e ai competenti organi delle Nazioni Unite affinché esercitino ogni possibile pressione sul Regno del Marocco per garantire la tutela della vita e dell'integrità fisica di Naâma Asfari e assicurare il rispetto dei suoi diritti fondamentali.

Nel documento conclusivo, la Piattaforma rinnova inoltre l'invito alla comunità internazionale ad assumere un ruolo più incisivo per porre fine alle violazioni dei diritti umani nel Sahara Occidentale e promuovere una soluzione conforme al diritto internazionale, ribadendo il diritto del popolo saharawi all'autodeterminazione.

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