Sahara Occidentale, 21 luglio 2026 – La Lega per la Protezione dei Prigionieri Saharawi nelle Carceri Marocchine (LPPS) ha lanciato un nuovo e urgente allarme sulle condizioni del prigioniero politico saharawi Naâma Asfari, denunciando la sua scomparsa dal 13 luglio e affermando che le autorità penitenziarie marocchine avrebbero interrotto ogni possibilità di contatto con la famiglia mentre il detenuto prosegue uno sciopero della fame giunto al 43º giorno consecutivo.
In un comunicato, l'organizzazione riferisce di aver ricevuto una segnalazione dalla famiglia di Asfari, secondo la quale da oltre una settimana non è più possibile conoscere il luogo in cui si trova il detenuto né comunicare con lui. La sospensione di ogni contatto sarebbe avvenuta senza alcun preavviso o giustificazione legale, una situazione che, secondo la Lega, costituisce una grave violazione delle garanzie fondamentali previste dal diritto internazionale, comprese quelle relative al diritto alla comunicazione con i familiari e all'assistenza legale.
Secondo la LPPS, Naâma Asfari sarebbe sottoposto a un regime di isolamento mentre continua il suo sciopero della fame in condizioni di salute estremamente critiche. L'organizzazione sostiene che il detenuto sarebbe inoltre privato dell'accesso a medici indipendenti, ai propri legali e ai rappresentanti delle organizzazioni internazionali per i diritti umani, circostanze che aggraverebbero ulteriormente il rischio per la sua vita.
La Lega denuncia quella che definisce una politica di «vendetta e rappresaglia» da parte delle autorità marocchine nei confronti del prigioniero saharawi, sostenendo che tali misure siano motivate dal suo impegno politico e dalla sua attività pacifica a favore della causa del popolo saharawi.
Nel comunicato, l'organizzazione attribuisce alle autorità marocchine la piena responsabilità per la vita, l'incolumità fisica e l'integrità psicologica di Naâma Asfari, affermando che qualsiasi omissione nell'assicurargli cure mediche adeguate o un ulteriore aggravamento delle sue condizioni potrebbe comportare gravi responsabilità sul piano del diritto internazionale.
La LPPS rivolge quindi un appello urgente alla comunità internazionale, alle Nazioni Unite, al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) e al Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) affinché intervengano senza indugio per verificare le condizioni del detenuto, chiarirne il luogo di detenzione, garantire l'accesso a medici indipendenti, assicurare i contatti con la famiglia e con il suo avvocato e porre fine a quella che viene definita una «sparizione forzata» e a pratiche di isolamento considerate incompatibili con gli standard internazionali sui diritti umani.
Il comunicato si conclude con un duro monito alla comunità internazionale, sostenendo che il silenzio di fronte a tali presunte violazioni dei diritti umani rischia di alimentare un clima di impunità e di compromettere la tutela della vita e della dignità dei prigionieri politici saharawi detenuti nelle carceri marocchine.
