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Sahara Occidentale, cresce la preoccupazione per lo sciopero della fame di Naâma Asfari nel carcere di Kenitra



Roma, 13 giugno 2026 – Il rappresentante del Fronte Polisario in Italia, Fatima Mahfud, ha diffuso un nuovo comunicato sulla situazione del prigioniero politico saharawi Naâma Asfari, detenuto nel carcere di Kenitra, in Marocco, che da cinque giorni prosegue uno sciopero della fame a tempo indeterminato.

Secondo quanto riportato nel comunicato, le autorità marocchine non avrebbero avviato alcun dialogo con Asfari, né risposto alla sua richiesta di un incontro con il direttore dell’istituto penitenziario. Una situazione che, viene sottolineato, sta aggravando ulteriormente le condizioni di tensione all’interno del carcere.

Asfari ribadisce la propria determinazione a continuare lo sciopero della fame fino all’accoglimento delle sue richieste, che riguardano in particolare l’attuazione delle decisioni e delle raccomandazioni degli organismi delle Nazioni Unite competenti in materia di tortura e detenzione arbitraria, con riferimento al cosiddetto gruppo di Gdeim Izik, di cui fa parte. Tra le istanze principali figura anche il trasferimento dei detenuti politici saharawi in strutture carcerarie situate nel Sahara Occidentale e più vicine alle rispettive famiglie.

Nel corso degli anni, il Comitato ONU contro la Tortura ha adottato diverse decisioni individuali relative a membri del gruppo di Gdeim Izik, tra cui lo stesso Asfari, insieme ad altri detenuti saharawi. In tali pronunciamenti, l’organo delle Nazioni Unite ha rilevato violazioni della Convenzione contro la Tortura, evidenziando l’utilizzo di confessioni ottenute sotto coercizione o tortura e l’assenza di indagini indipendenti ed efficaci sulle denunce presentate.

Il Comitato ha inoltre chiesto l’annullamento delle condanne, la liberazione dei detenuti e l’attivazione di misure di riparazione e risarcimento per le vittime.

Parallelamente, il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria, nel Parere n. 23 del 2023 relativo al caso collettivo del gruppo di Gdeim Izik, ha concluso che la detenzione risulta arbitraria, sollecitando la liberazione immediata dei prigionieri e il riconoscimento di adeguate forme di risarcimento e riparazione conformi al diritto internazionale.

A oggi, nonostante le ripetute raccomandazioni degli organismi internazionali, tali decisioni risultano ancora in larga parte inattuate. Nel frattempo, lo sciopero della fame di Naâma Asfari prosegue senza che sia stato avviato alcun dialogo con le autorità carcerarie marocchine, alimentando nuove preoccupazioni sulla sua situazione detentiva.

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