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Prigioniero civile saharawi Mohamed Lamine Haddi avvia uno sciopero della fame di protesta nel carcere di Tiflet 2



Tiflet 2 (Marocco), 25 giugno 2026 – Il prigioniero civile saharawi Mohamed Lamine Abidine Haddi ha iniziato giovedì uno sciopero della fame di avvertimento della durata di 48 ore per protestare contro le condizioni di detenzione e i presunti maltrattamenti subiti all’interno del carcere di Tiflet 2, nei pressi di Rabat.

A riferirlo è l’Associazione per la Protezione dei Prigionieri Saharawi nelle Carceri Marocchine, secondo cui la famiglia del detenuto ha ricevuto una comunicazione telefonica nella quale Mohamed Lamine Haddi ha annunciato l’avvio della protesta pacifica.

Secondo quanto denunciato dai familiari, il detenuto avrebbe deciso di ricorrere allo sciopero della fame per contestare le presunte pressioni, minacce e pratiche di maltrattamento a cui sarebbe sottoposto da parte dell’amministrazione penitenziaria di Tiflet 2. La situazione, secondo la famiglia, si sarebbe aggravata dopo la pubblicazione delle decisioni del Comitato delle Nazioni Unite contro la Tortura relative al caso dei prigionieri saharawi del gruppo di Gdeim Izik.

I familiari di Mohamed Lamine Haddi hanno espresso forte preoccupazione per le sue condizioni fisiche e per il rischio di eventuali ritorsioni durante lo sciopero della fame. Hanno quindi rivolto un appello agli organismi internazionali per i diritti umani, alle organizzazioni della società civile e alla comunità internazionale affinché intervengano per garantire la tutela del detenuto e degli altri prigionieri saharawi.

Mohamed Lamine Abidine Haddi è detenuto nel carcere di Tiflet 2, a est della capitale marocchina Rabat, dove sta scontando una condanna a 25 anni di reclusione emessa dopo il processo relativo agli eventi del campo di Gdeim Izik, smantellato nel novembre 2010 nei pressi della città di El Aaiún, nel Sahara Occidentale occupato.

Il processo e le condizioni di detenzione dei prigionieri del gruppo di Gdeim Izik sono stati oggetto di critiche e denunce da parte di diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani, che hanno sollevato questioni riguardanti il rispetto delle garanzie del giusto processo, le accuse di confessioni ottenute sotto coercizione e il trattamento riservato ai detenuti.

Con questa nuova iniziativa, Mohamed Lamine Haddi si unisce ad altri prigionieri civili saharawi che negli ultimi anni hanno fatto ricorso allo sciopero della fame come forma di protesta pacifica per chiedere il rispetto dei propri diritti fondamentali e l’applicazione degli standard internazionali in materia di detenzione.

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