Guelmim (Marocco), 13 giugno 2026 – Un tribunale marocchino della città di Guelmim ha condannato tre studenti saharawi a sei mesi di reclusione ciascuno, imponendo inoltre una multa di 5.000 dirham marocchini a testa. La sentenza, emessa l'8 giugno 2026, riguarda l'ex prigioniero politico e attivista saharawi Salek Baber, insieme agli studenti El Kentaoui El Barr e Abdel Samad Tida.
Secondo quanto riferito dagli interessati e riportato dai media saharawi, il procedimento giudiziario sarebbe legato alle loro attività politiche e di difesa dei diritti umani, un'accusa che le autorità marocchine non hanno pubblicamente confermato.
In un'intervista rilasciata a Equipe Media, Salek Baber ha ricostruito le circostanze del suo arresto, avvenuto il 22 aprile 2026 nella città di Guelmim insieme ad Abdel Samad Tida. Secondo la sua testimonianza, i due studenti erano stati fermati dopo aver partecipato a una cerimonia organizzata in onore di un ex prigioniero politico saharawi nella città di Asa.
Baber ha inoltre dichiarato che durante l'udienza davanti alla Procura, svoltasi il 28 aprile, gran parte degli interrogatori si sarebbe concentrata sulle loro attività politiche, sul loro impegno nel campo dei diritti umani, sui rapporti con organizzazioni della società civile e con altri membri del movimento studentesco saharawi, nonché sulla partecipazione a iniziative di sostegno agli ex detenuti politici.
Lo studente ha contestato la legittimità della procedura giudiziaria, sostenendo che la sentenza sia stata pronunciata senza che gli imputati fossero stati informati della data dell'udienza finale. A suo avviso, il procedimento rappresenterebbe una misura di rappresaglia nei confronti delle loro posizioni politiche e del loro attivismo.
«Queste condanne non ci impediranno di continuare la nostra lotta pacifica per il diritto del popolo saharawi all'autodeterminazione e all'indipendenza», ha dichiarato Baber.
Anche El Kentaoui El Barr aveva denunciato, in precedenti dichiarazioni telefoniche, le modalità del proprio arresto, avvenuto alla fine di aprile nella località di Amskroud, a nord di Agadir. Lo studente sostiene di essere stato perseguito sulla base di accuse formulate dalla polizia marocchina che considera infondate e prive di elementi concreti.
Il caso si inserisce in un contesto di persistenti tensioni tra le autorità marocchine e gli attivisti saharawi, mentre organizzazioni per i diritti umani continuano a monitorare la situazione nei territori del Sahara Occidentale e nelle regioni del Marocco meridionale, denunciando periodicamente restrizioni alle libertà di espressione, associazione e manifestazione.
