Ivry-sur-Seine (Francia), 13 giugno 2026 – Il sindaco di Ivry-sur-Seine, Philippe Bouyssou, ha rivolto un appello alle autorità francesi affinché intervengano a tutela dei diritti del prigioniero politico saharawi Naama Asfari, cittadino onorario della città francese e detenuto nelle carceri marocchine dal 2010.
La richiesta è contenuta in una dichiarazione ufficiale diffusa giovedì 11 giugno, pochi giorni dopo l'inizio dello sciopero della fame a tempo indeterminato avviato da Asfari l'8 giugno sotto lo slogan «Battaglia per la dignità». Secondo il comunicato, la protesta mira a richiamare l'attenzione della comunità internazionale sulla mancata attuazione delle raccomandazioni formulate dagli organismi delle Nazioni Unite riguardo ai detenuti del gruppo di Gdeim Izik, di cui Asfari fa parte.
Bouyssou ricorda che il difensore dei diritti umani saharawi ha intrapreso questa forma di protesta per denunciare le condizioni di detenzione dei prigionieri politici saharawi, sollecitare il rispetto delle decisioni degli organismi internazionali e richiamare il Marocco ai propri obblighi in materia di diritti umani e diritto internazionale.
Il caso Naama Asfari:
Naama Asfari fu arrestato a El Aaiún nel novembre 2010, nel contesto degli eventi successivi allo smantellamento del campo di protesta di Gdeim Izik. Successivamente venne condannato a 30 anni di reclusione da un tribunale militare marocchino, nonostante fosse un civile.
Nella dichiarazione del Comune di Ivry-sur-Seine si sottolinea che il procedimento giudiziario non avrebbe rispettato le garanzie fondamentali di un equo processo. Il documento richiama inoltre le conclusioni di diversi organismi delle Nazioni Unite, secondo cui Asfari sarebbe stato vittima di gravi violazioni dei diritti fondamentali.
In particolare, il Comitato delle Nazioni Unite contro la Tortura ha riconosciuto che Asfari è stato sottoposto a torture e maltrattamenti durante la detenzione, mentre il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria ha qualificato la sua privazione della libertà come arbitraria, raccomandandone il rilascio.
Gdeim Izik, simbolo della protesta saharawi:
La vicenda di Asfari è strettamente legata agli eventi del campo di Gdeim Izik, allestito nell'ottobre 2010 nei pressi di El Aaiún da migliaia di saharawi per protestare contro le condizioni sociali, economiche e politiche nel Sahara Occidentale.
L'8 novembre 2010 il campo venne smantellato dalle forze di sicurezza marocchine. In seguito agli scontri e alle operazioni di sgombero, venticinque attivisti saharawi furono perseguiti giudiziariamente.
Nel 2013 un tribunale militare marocchino condannò gli imputati a pene comprese tra venti anni di reclusione e l'ergastolo. Organizzazioni internazionali per i diritti umani, tra cui Human Rights Watch e Amnesty International, hanno più volte espresso preoccupazione per le modalità dei processi, sostenendo che diverse condanne siano state fondate su confessioni ottenute sotto coercizione e denunciate dagli imputati come estorte mediante torture.
Dopo il nuovo processo celebrato nel 2017 davanti a un tribunale civile, diciannove detenuti del gruppo Gdeim Izik sono stati trasferiti in diverse carceri marocchine, spesso a oltre mille chilometri dalle loro famiglie nel Sahara Occidentale. Da allora numerosi prigionieri hanno intrapreso scioperi della fame per protestare contro l'isolamento, le limitazioni alle visite familiari e le difficoltà di accesso alle cure mediche.
Il legame con Ivry-sur-Seine:
La mobilitazione della città di Ivry-sur-Seine è legata anche al rapporto diretto che unisce la comunità francese a Naama Asfari. Il militante saharawi è stato nominato cittadino onorario della città e sua moglie, l'attivista francese Claude Mangin, risiede proprio a Ivry-sur-Seine.
Dal 2016 le autorità marocchine hanno impedito a Mangin di entrare in Marocco per visitare il marito detenuto. La vicenda ha suscitato negli anni numerose campagne di solidarietà in Francia e in Europa, portando la stessa attivista a intraprendere diversi scioperi della fame per chiedere il rispetto del diritto alle visite familiari.
L'appello a Parigi e a Rabat:
Nel suo comunicato, Philippe Bouyssou invita le autorità marocchine a dare seguito alle raccomandazioni degli organismi internazionali, a garantire il rispetto dei diritti fondamentali dei detenuti saharawi e a procedere al rilascio di Naama Asfari.
Parallelamente, il sindaco chiede al governo francese di assumere un ruolo attivo nella tutela dei diritti del detenuto saharawi e nel sostegno ai principi del diritto internazionale.
«La difesa dei diritti umani, del diritto internazionale e del diritto dei popoli all'autodeterminazione è al centro dei valori di Ivry-sur-Seine», si legge nella dichiarazione.
Il documento conclude rinnovando la solidarietà della città a Naama Asfari, alla sua famiglia e all'intero popolo saharawi, mentre il caso di Gdeim Izik continua a rappresentare, a distanza di sedici anni dagli eventi del 2010, uno dei dossier più controversi e simbolici della questione del Sahara Occidentale.
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