Stoccolma (Svezia), 11 giugno 2026 – La nota attivista saharawi per i diritti umani e presidente dell'Istanza Saharawi contro l'Occupazione Marocchina (ISACOM), Aminatou Haidar, ha lanciato un appello alla comunità internazionale affinché assuma le proprie responsabilità nei confronti del popolo saharawi e garantisca l'esercizio del suo diritto all'autodeterminazione, denunciando il continuo deterioramento della situazione dei diritti umani nei territori occupati del Sahara Occidentale.
Le dichiarazioni sono state rilasciate nel corso di un'intervista concessa all'organizzazione svedese Right Livelihood durante una visita nella capitale svedese, Stoccolma. Nel colloquio, Haidar ha descritto quella che definisce una realtà caratterizzata da repressione sistematica, discriminazioni e limitazioni delle libertà fondamentali sotto il controllo marocchino.
«Quando mi chiedono di immaginare la mia patria, non penso a paesaggi, profumi o canzoni, ma a prigioni, torture, arresti arbitrari e repressione quotidiana, persino contro bambini, donne e anziani», ha affermato l'attivista saharawi, denunciando il perdurare delle violazioni dei diritti umani nei confronti della popolazione locale.
Secondo Haidar, il Sahara Occidentale vive sotto amministrazione marocchina dal 1975 e il popolo saharawi continua a essere privato della possibilità di decidere autonomamente il proprio futuro politico. L'attivista sostiene inoltre che le risorse economiche e le opportunità di sviluppo siano concentrate nelle mani dei coloni marocchini, mentre una parte significativa della popolazione saharawi sarebbe esposta a fenomeni di marginalizzazione sociale ed economica.
Preoccupazione per i giovani e per il futuro della resistenza pacifica:
Nel corso dell'intervista, Haidar ha espresso particolare preoccupazione per la situazione delle nuove generazioni saharawi. A suo avviso, l'assenza di prospettive economiche e politiche, unita alle restrizioni imposte agli attivisti, starebbe alimentando fenomeni di emigrazione, esclusione sociale e crescente disillusione.
L'attivista ha inoltre denunciato presunte misure punitive nei confronti dei difensori dei diritti umani e delle loro famiglie, sostenendo che molti attivisti subiscano discriminazioni professionali e sociali a causa del loro impegno politico e civile.
Secondo Haidar, migliaia di saharawi sono stati costretti a lasciare il proprio territorio nel corso degli anni, mentre intere generazioni continuano a vivere nei campi profughi. Ha ricordato che una consistente comunità di rifugiati saharawi risiede da decenni nei campi situati nel sud-ovest dell'Algeria.
«Da oltre cinquant'anni in attesa dell'autodeterminazione»:
L'attivista ha inoltre affrontato il tema del processo politico guidato dalle Nazioni Unite, evidenziando come il popolo saharawi attenda da oltre mezzo secolo la possibilità di esprimersi attraverso un referendum di autodeterminazione.
Secondo Haidar, l'assenza di progressi concreti nel percorso politico avrebbe contribuito a una crescente perdita di fiducia nella capacità della comunità internazionale di garantire una soluzione giusta e duratura al conflitto.
Pur riconoscendo il diffuso sentimento di frustrazione presente tra molti saharawi, l'attivista ha ribadito il proprio sostegno a una soluzione pacifica che consenta al popolo saharawi di scegliere liberamente il proprio futuro nel rispetto del diritto internazionale e delle risoluzioni delle Nazioni Unite.
Appello ai media e all'opinione pubblica internazionale:
In conclusione, Aminatou Haidar ha rivolto un appello ai mezzi di informazione, agli attivisti e all'opinione pubblica internazionale affinché prestino maggiore attenzione alla situazione nei territori occupati del Sahara Occidentale.
La presidente di ISACOM ha invitato osservatori, giornalisti e organizzazioni per i diritti umani a visitare il territorio per verificare direttamente le condizioni della popolazione saharawi e contribuire a mantenere alta l'attenzione internazionale sulla questione.
«La comunità internazionale deve assumersi le proprie responsabilità e sostenere una soluzione che garantisca al popolo saharawi l'esercizio del suo diritto all'autodeterminazione», ha concluso Haidar, rinnovando l'appello a favore di una soluzione pacifica, giusta e duratura del conflitto.
