Sahara occidentale, 5 maggio 2026 – L’attivista saharawi Abdelmoula Ahmed Hafed ha denunciato di essere stato vittima di un sequestro da parte di elementi appartenenti alla gendarmeria marocchina nei territori occupati del Sahara Occidentale. La denuncia è stata resa pubblica attraverso una video-testimonianza inviata il 4 maggio a Équipe Media.
Secondo quanto riferito dall’attivista, il sequestro sarebbe avvenuto intorno alle ore 10:00 nei pressi della tenda della sua famiglia nella zona di Ejrifia, conosciuta anche come “Aljazeera”, situata a ovest della città occupata di Boujdour. Hafed sarebbe stato fermato da una unità delle forze di sicurezza marocchine, guidata – secondo la sua testimonianza – da un funzionario amministrativo del Ministero dell’Interno marocchino incaricato della gestione dell’area, per poi essere trasferito in una località sconosciuta senza alcuna spiegazione formale.
Nel corso della sua testimonianza, Hafed ha dichiarato di essere stato sottoposto per diverse ore a un intenso interrogatorio incentrato su una dichiarazione video diffusa dopo la sua recente scarcerazione. L’attivista era stato rilasciato lo scorso 16 aprile, dopo aver scontato dieci anni di detenzione a causa delle sue posizioni politiche e del suo impegno in favore dei diritti umani e dell’autodeterminazione del popolo saharawi.
Secondo il suo racconto, gli agenti lo avrebbero successivamente abbandonato nella zona del chilometro 175, a sud di Boujdour, dopo avergli confiscato il telefono cellulare e averlo distrutto, in quello che l’attivista definisce un chiaro atto di intimidazione e rappresaglia.
I familiari di Abdelmoula Ahmed Hafed hanno riferito che il sequestro ha avuto pesanti ripercussioni psicologiche sulla madre dell’attivista, mentre per diverse ore la famiglia non ha avuto alcuna informazione sul suo destino.
Nel suo messaggio, Hafed ha rivolto un appello alle organizzazioni internazionali per i diritti umani e agli organismi delle Nazioni Unite affinché intervengano per accertare le responsabilità di quanto accaduto e garantire protezione ai difensori dei diritti umani nei territori occupati.
«Nessuna forma di repressione o intimidazione intaccherà la mia determinazione; al contrario, rafforzerà il mio impegno nella lotta per la libertà e l’indipendenza della Repubblica Araba Saharawi Democratica», ha dichiarato l’attivista al termine della sua testimonianza.
