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Nuove denunce di repressione a El Aaiún: attivisti del CODESA sotto assedio e intimidazioni delle autorità marocchine

 


Sahara Occidentale occupato, 25 maggio 2026 – Proseguono le denunce di presunte violazioni dei diritti umani nei territori occupati del Sahara Occidentale. Secondo quanto riferito dal CODESA, diversi membri dell'organizzazione sarebbero stati oggetto di attacchi, intimidazioni e restrizioni da parte delle forze di occupazione marocchine negli ultimi giorni.

Tra le persone coinvolte figura Ali Salem Tamek, noto difensore dei diritti umani saharawi ed ex prigioniero di coscienza, nonché presidente del CODESA. Secondo l'organizzazione, la sua abitazione nel quartiere Al-Mustaqbal di El Aaiún sarebbe stata sottoposta a un rigido assedio da parte delle forze di sicurezza marocchine.

Le stesse fonti riferiscono che gli agenti avrebbero mantenuto una costante sorveglianza dell'abitazione, interrompendo inoltre la fornitura di energia elettrica e danneggiando parte del contatore elettrico il 20 maggio scorso. Sempre secondo le testimonianze raccolte, un funzionario delle autorità marocchine avrebbe rivolto minacce e provocazioni all'attivista saharawi in presenza del figlio minorenne, episodio denunciato come un grave atto di intimidazione nei confronti della famiglia.

Nello stesso contesto, altri membri del CODESA sarebbero stati sottoposti a limitazioni della libertà di movimento. Tra questi figurano Maaluma Alfalanji e sua figlia Jalifa Al-Mujahid, oltre a Bachir Buaamud. L'organizzazione denuncia inoltre minacce e insulti rivolti alla difensora dei diritti umani saharawi Jalifa Al-Rakbi.

Particolarmente delicata sarebbe anche la situazione di Jadiyetu El Douai, vicepresidente dell'organizzazione. Secondo la sua testimonianza, le forze di sicurezza marocchine avrebbero imposto un assedio alla sua abitazione per oltre due settimane, accompagnato da continue molestie e restrizioni alla libertà di movimento. La stessa attivista ha inoltre denunciato l'interruzione della fornitura elettrica presso la propria abitazione nella mattinata del 20 maggio.

Le segnalazioni riguardano anche Nabiha Bounan, che avrebbe subito minacce e molestie da parte di agenti della polizia marocchina a causa delle sue attività di difesa dei diritti umani.

Secondo il CODESA, questi episodi si inseriscono in un contesto più ampio di pressioni esercitate contro attivisti, giornalisti, blogger e difensori dei diritti umani saharawi. L'organizzazione sostiene che tali pratiche siano dirette a limitare la libertà di espressione e di associazione di coloro che sostengono pacificamente il diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi.

Le denunce diffuse dall'organizzazione richiamano ancora una volta l'attenzione della comunità internazionale sulla situazione dei diritti umani nel Sahara Occidentale occupato, dove associazioni e attivisti continuano a chiedere un maggiore monitoraggio internazionale e la tutela delle libertà fondamentali della popolazione civile saharawi.

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