Managua (Nicaragua), 28 maggio 2026 – Il rappresentante del Fronte Polisario presso le Nazioni Unite, dottor Sidi Mohamed Omar, ha ribadito che il popolo saharawi continuerà la propria “legittima lotta” per difendere il diritto all’autodeterminazione e all’indipendenza del Sahara Occidentale, respingendo qualsiasi soluzione che possa consolidare “il fatto compiuto coloniale marocchino”.
L’intervento è stato pronunciato martedì 26 maggio nel corso del Seminario Regionale dei Caraibi del Comitato Speciale delle Nazioni Unite per la Decolonizzazione (C-24), aperto lunedì a Managua, capitale del Nicaragua, sotto l’egida dell’Assemblea Generale dell’ONU.
Nel suo discorso, Sidi Mohamed Omar – membro del Segretariato Nazionale del Fronte Polisario e coordinatore presso la MINURSO – ha innanzitutto espresso gratitudine al governo e al popolo del Nicaragua per “la calorosa accoglienza e la storica solidarietà” verso la causa saharawi, sottolineando il sostegno ribadito dalle autorità nicaraguensi durante l’apertura dei lavori.
Il diplomatico saharawi ha ricordato che quest’anno ricorre il 63° anniversario dell’inserimento della questione del Sahara Occidentale nell’agenda del Comitato speciale per la decolonizzazione delle Nazioni Unite, avvenuto nel 1963, in riconoscimento del diritto del popolo saharawi all’autodeterminazione e all’indipendenza, conformemente alla risoluzione 1514 dell’Assemblea Generale.
Secondo il rappresentante del Fronte Polisario, il processo di decolonizzazione del Sahara Occidentale resta incompiuto a causa della “continua occupazione marocchina” di parte del territorio, definito dall’ONU come territorio non autonomo. Ha quindi sottolineato che la fine del colonialismo nell’ultima colonia africana rappresenta una responsabilità urgente per le Nazioni Unite e per il Comitato C-24.
Nel ripercorrere gli ultimi sviluppi diplomatici, Sidi Mohamed Omar ha richiamato l’adozione della risoluzione 2797 (2025) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che ha prorogato il mandato della Missione ONU per il Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO) fino al 31 ottobre 2026.
A suo avviso, la risoluzione riafferma tre principi fondamentali per qualsiasi soluzione politica: il rispetto della Carta delle Nazioni Unite, il carattere reciprocamente accettabile dell’accordo tra Fronte Polisario e Marocco e, soprattutto, la garanzia del diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi.
Il rappresentante saharawi ha inoltre fatto riferimento agli incontri ministeriali organizzati nei primi mesi del 2026 a Washington e Madrid, sotto la co-presidenza delle Nazioni Unite e degli Stati Uniti, con la partecipazione del Fronte Polisario, del Marocco, dell’Algeria e della Mauritania.
Secondo il diplomatico, il Fronte Polisario ha preso parte ai colloqui “in modo costruttivo e in buona fede”, riaffermando però che qualsiasi soluzione dovrà essere approvata liberamente dal popolo saharawi attraverso un processo democratico autentico.
“Oltre cinquant’anni di conflitto hanno dimostrato che il popolo saharawi resta profondamente legato ai propri diritti nazionali e nessuna potenza può privarlo della propria sovranità”, ha dichiarato Sidi Mohamed Omar, insistendo sul fatto che solo il popolo saharawi può decidere il proprio futuro politico.
Nel suo intervento, il rappresentante del Fronte Polisario ha criticato duramente quella che ha definito la “politica aggressiva” dello Stato occupante, accusando il Marocco di continuare le violazioni dei diritti umani e di imporre fatti compiuti nei territori occupati del Sahara Occidentale.
Ha inoltre invitato gli Stati membri delle Nazioni Unite a respingere qualsiasi proposta che possa legittimare “l’occupazione illegale” del territorio saharawi, avvertendo che accettare soluzioni basate sull’espansionismo e sulla modifica forzata dei confini costituirebbe “un precedente pericoloso e destabilizzante” per l’Africa e per il diritto internazionale.
Concludendo il suo intervento, Sidi Mohamed Omar ha ribadito che il Fronte Polisario rimane impegnato nella ricerca di una soluzione pacifica, giusta e duratura, ma ha avvertito che il popolo saharawi “non accetterà mai il fatto compiuto coloniale marocchino” e continuerà la propria resistenza fino al raggiungimento dell’autodeterminazione e dell’indipendenza.
