Lubiana (Slovenia), 25 maggio 2026 – Il quotidiano sloveno N1 Slovenia ha pubblicato una lunga e approfondita intervista all’attivista per i diritti umani Aminatou Haidar, presidente dell’ISACOM, offrendo una testimonianza dettagliata sulla sua detenzione nelle carceri marocchine, sulla repressione nei territori occupati e sulle prospettive della causa saharawi.
L’intervista, intitolata “La prigionia, la tortura e la brutalità dell’occupante mi hanno reso più coraggiosa”, è stata realizzata durante la visita dell’attivista in Slovenia, su invito del Centro di Studi sul Medio Oriente dell’Università di Lubiana.
La testimonianza: arresto, sparizione e anni di isolamento:
Nel dialogo con la giornalista Urška Mlinarič, Haidar ha ripercorso la propria esperienza di attivismo iniziata in giovane età, affermando che l’occupazione del Sahara Occidentale e la repressione del suo popolo sono state le principali motivazioni del suo impegno politico e civile.
L’attivista ha ricordato l’arresto del 1987, avvenuto dopo la partecipazione a manifestazioni pacifiche in concomitanza con la visita di una missione delle Nazioni Unite nel territorio. Secondo la sua testimonianza, sarebbe stata detenuta in isolamento per circa quattro anni in una prigione segreta, senza processo e senza contatti con l’esterno, durante i quali avrebbe subito torture e gravi maltrattamenti.
“Sono uscita dalla prigione con ancora più coraggio e determinazione nel denunciare le violazioni e difendere la dignità del popolo saharawi”, ha dichiarato Haidar, sottolineando come l’esperienza detentiva abbia rafforzato la sua convinzione nella lotta non violenta e nel diritto all’autodeterminazione.
Condizioni nei territori occupati e ruolo delle donne:
Nel corso dell’intervista, l’attivista ha descritto la situazione umanitaria nei territori occupati del Sahara Occidentale e nei campi profughi saharawi in Algeria, evidenziando il ruolo centrale delle donne nella gestione sociale, educativa e politica delle comunità nei campi.
Ha inoltre denunciato restrizioni sistematiche, discriminazioni e difficoltà di accesso all’istruzione e al lavoro per i giovani saharawi, oltre alle pressioni che spingerebbero parte della popolazione all’emigrazione.
Confronti internazionali e diritto all’autodeterminazione:
Rispondendo a una domanda sul parallelismo tra la causa saharawi e quella palestinese, Haidar ha affermato che entrambe le popolazioni vivono condizioni di occupazione e sfollamento, pur sottolineando che la questione del Sahara Occidentale riceve minore attenzione da parte della comunità internazionale.
L’attivista ha quindi rinnovato l’appello alle Nazioni Unite, all’Unione Europea e alla Slovenia affinché venga garantito al popolo saharawi il diritto all’autodeterminazione, in conformità con il diritto internazionale e le risoluzioni ONU.
Critiche alla comunità internazionale:
Haidar ha espresso inoltre forti critiche verso il ruolo delle istituzioni internazionali, sostenendo che le contraddizioni tra dichiarazioni politiche e decisioni pratiche abbiano indebolito la fiducia nelle Nazioni Unite e nell’Unione Europea, soprattutto in relazione agli accordi economici e alle politiche riguardanti il Sahara Occidentale.
Ha infine rivolto un appello all’opinione pubblica slovena affinché sostenga iniziative per una missione internazionale indipendente di monitoraggio, la liberazione dei prigionieri politici e il rispetto delle sentenze internazionali relative allo sfruttamento delle risorse del territorio.
“Diritto, dignità e pace”:
Nel messaggio conclusivo dell’intervista, Haidar ha ribadito che il popolo saharawi “chiede solo l’applicazione del diritto internazionale e il rispetto della propria libertà, dignità e sovranità sul proprio territorio”, riaffermando il suo impegno per una soluzione pacifica e non violenta del conflitto.
https://n1info.si/poglobljeno/aminatou-haidar-za-n1-zapor-trpincenje-in-krutost-okupatorjev-so-me-naredili-pogumnejso/
