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Organizzazioni saharawi denunciano gravi violazioni dei diritti umani nelle carceri marocchine e chiedono un intervento internazionale



Campi profughi saharawi, 1 aprile 2026 – Diverse organizzazioni saharawi attive a El Aaiún, nei territori occupati del Sahara Occidentale, hanno lanciato un appello urgente alla comunità internazionale affinché intervenga per garantire la protezione dei difensori dei diritti umani e dei prigionieri politici saharawi detenuti nelle carceri sotto controllo marocchino.

Denuncia di violazioni sistematiche:

In una dichiarazione ufficiale, l’Associazione saharawi delle vittime di gravi violazioni dei diritti umani attribuite allo Stato marocchino ha denunciato la persistenza di abusi sistematici contro i detenuti saharawi incarcerati per le loro posizioni politiche, in particolare coloro che sostengono il diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi.

L’organizzazione ha esortato le istituzioni internazionali per i diritti umani ad agire con urgenza per porre fine a pratiche repressive che, secondo la denuncia, colpiscono individui per aver esercitato diritti fondamentali quali la libertà di espressione e di opinione.

Preoccupazione per le condizioni sanitarie dei detenuti:

Particolare allarme è stato espresso per le condizioni di salute di diversi prigionieri politici, tra cui Ibrahim Dadi Ismaili, membro del gruppo di Gdeim Izik e detenuto nel carcere di Ait Melloul 2. Secondo quanto riportato, le autorità carcerarie avrebbero ritardato deliberatamente l’accesso a cure mediche adeguate, compromettendo seriamente il suo stato di salute.

Analoghe preoccupazioni riguardano Ahmed Al-Bashir Al-Saba'i, detenuto nel carcere di Kenitra, le cui condizioni sarebbero peggiorate a causa di persistenti episodi di negligenza medica.

Repressione contro attivisti e difensori dei diritti umani:

Dal canto suo, il CODESA ha denunciato una repressione sistematica nei confronti di attivisti, blogger e difensori dei diritti umani saharawi, che includerebbe arresti arbitrari, interrogatori e maltrattamenti.

Secondo l’organizzazione, tali violazioni sarebbero direttamente legate all’impegno pacifico del popolo saharawi nella difesa dei propri diritti fondamentali.

Nuovi episodi di repressione:

Tra i casi più recenti, CODESA ha segnalato quello dello studente ed ex prigioniero politico Hussein Bourkeb, arrestato nuovamente il 26 marzo, pochi giorni dopo il suo rilascio. Il giovane sarebbe stato trattenuto per diverse ore in un centro di sicurezza e sottoposto a interrogatorio per aver esposto la bandiera saharawi e aver espresso slogan a favore dell’autodeterminazione.

Appello alla comunità internazionale:

Le organizzazioni saharawi concludono il loro appello denunciando il clima di impunità nei territori occupati e chiedendo un intervento concreto della comunità internazionale. Tra le richieste principali figurano la protezione dei prigionieri politici, il rispetto dei loro diritti fondamentali, l’accesso alle cure mediche e la cessazione delle persecuzioni contro attivisti e difensori dei diritti umani.

L’appello sottolinea l’urgenza di un’azione internazionale coordinata per garantire il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani nel Sahara Occidentale.

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