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Parigi, il Sahara Occidentale al centro del dibattito su risorse naturali, ecologia e diritto internazionale



Parigi, 26 marzo 2026 – La questione del Sahara Occidentale e dello sfruttamento delle sue risorse naturali in un contesto di occupazione è stata al centro di una conferenza organizzata presso l’École normale supérieure, nell’ambito del ciclo “Ecologie decoloniali e internazionaliste”.

L’incontro di mercoledì 25 aprile ha riunito accademici, attivisti e professionisti dei media, offrendo un’analisi approfondita delle interconnessioni tra sfruttamento economico, dominio politico e negazione del diritto all’autodeterminazione dei popoli, con particolare attenzione alla situazione del popolo saharawi.

Nel corso della tavola rotonda, Ahmedna Abdi, portavoce della Gioventù Sahrawi Attiva in Francia, ha denunciato quello che ha definito il “greenwashing dell’occupazione marocchina” del Sahara Occidentale. Secondo Abdi, i progetti di energia rinnovabile sviluppati nei territori occupati – in particolare nei settori eolico e solare – vengono presentati a livello internazionale come modelli di sostenibilità, pur inserendosi in una strategia di sfruttamento delle risorse priva del consenso del popolo saharawi.

“Dietro il discorso sulla transizione energetica si cela una realtà di espropriazione”, ha affermato, ricordando che il Sahara Occidentale è ancora classificato come territorio non autonomo secondo il diritto internazionale, il cui popolo non ha potuto esercitare pienamente il proprio diritto all’autodeterminazione.

L’intervento ha inoltre richiamato l’attenzione su altri settori chiave dello sfruttamento economico, tra cui le risorse ittiche – tra le più ricche al mondo – i giacimenti di fosfati di Bou Craa, nonché l’agricoltura intensiva e il turismo nelle aree occupate. Tali attività, secondo Abdi, contribuiscono all’integrazione economica del territorio nel sistema marocchino, normalizzando al contempo una situazione contestata dal diritto internazionale.

Nel dibattito è stata evidenziata anche la responsabilità delle imprese internazionali coinvolte in questi progetti, accusate di contribuire alla legittimazione di pratiche considerate contrarie ai principi del diritto internazionale.

Dal canto suo, l’antropologo Sébastien Boulay ha offerto una lettura storica e geopolitica del conflitto, sottolineandone le radici coloniali e il ruolo delle Nazioni Unite in un processo di decolonizzazione ancora incompiuto. Boulay ha inoltre evidenziato la frammentazione della realtà saharawi tra campi profughi, territori occupati e diaspora, rimarcando la complessità di una questione che va oltre la dimensione puramente diplomatica.

La conferenza ha incluso anche un confronto con il caso del Sudan, dove lo sfruttamento delle risorse naturali continua ad alimentare conflitti e interferenze esterne. Questo parallelismo ha permesso di evidenziare come, in diversi contesti globali, le risorse possano trasformarsi in strumenti di dominio e destabilizzazione.

Il dibattito con il pubblico ha registrato un forte interesse per la questione del Sahara Occidentale, con numerosi interventi incentrati sulla necessità di un’informazione più accurata e accessibile. Diversi partecipanti hanno inoltre espresso la volontà di sostenere iniziative di solidarietà con il popolo saharawi.

Al termine dell’incontro è emersa con chiarezza una conclusione condivisa: finché lo sfruttamento delle risorse del Sahara Occidentale continuerà senza il consenso della popolazione locale, non sarà possibile immaginare né uno sviluppo equo né una transizione ecologica credibile.

La conferenza ha così contribuito a riportare la questione saharawi al centro dei dibattiti contemporanei su ecologia, giustizia internazionale e diritto dei popoli a disporre liberamente delle proprie risorse naturali.

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