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Italia–Algeria, Meloni richiama l’ONU sul Sahara Occidentale: tra diplomazia e diritto all’autodeterminazione



Algeri, 26 marzo 2026 – La visita ufficiale del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Algeria ha riportato al centro dell’attenzione internazionale uno dei dossier più complessi e irrisolti del Nord Africa: la questione del Sahara Occidentale.

Nel corso della conferenza stampa di mercoledì 25 marzo congiunta con il Presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, la premier italiana ha ribadito la posizione ufficiale di Roma, riaffermando il sostegno ai negoziati condotti sotto l’egida delle Nazioni Unite.

“Ho confermato al Presidente Tebboune il sostegno dell’Italia anche ai negoziati in corso per trovare una soluzione alla questione del Sahara Occidentale, soluzione che deve essere sostenibile, duratura, mutualmente accettabile e in linea con l’acquis delle Nazioni Unite”, ha dichiarato Meloni.

Una posizione che si inserisce nella tradizionale linea diplomatica italiana, improntata al multilateralismo e al rispetto del quadro giuridico internazionale, evitando prese di posizione unilaterali ma ribadendo la centralità del processo ONU.

Tuttavia, il richiamo a una soluzione “reciprocamente accettabile” evidenzia ancora una volta le ambiguità della comunità internazionale rispetto a un nodo centrale: il diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi.

Il Sahara Occidentale è infatti considerato dalle Nazioni Unite un territorio non autonomo, il cui processo di decolonizzazione resta incompiuto. Dopo il ritiro della Spagna nel 1975 e la successiva occupazione da parte del Marocco, il popolo saharawi – rappresentato dal Fronte Polisario – rivendica il diritto a decidere liberamente il proprio futuro.

Nel 1991, sotto l’egida dell’ONU, fu raggiunto un cessate il fuoco che prevedeva l’organizzazione di un referendum di autodeterminazione, mai realizzato. Da allora, il conflitto è rimasto in una situazione di stallo, mentre decine di migliaia di saharawi continuano a vivere nei campi profughi di Tindouf, nel sud-ovest dell’Algeria.

In questo contesto, la posizione italiana appare come un equilibrio tra interessi strategici – in particolare il rafforzamento della cooperazione energetica con l’Algeria – e il rispetto formale del diritto internazionale. Una linea prudente che, tuttavia, è sempre più oggetto di critiche da parte di chi denuncia l’assenza di un chiaro sostegno al principio di autodeterminazione.

Dal canto suo, l’Algeria continua a ribadire che qualsiasi soluzione al conflitto deve passare attraverso un referendum libero e trasparente, in conformità con le risoluzioni delle Nazioni Unite.

La visita ad Algeri conferma così non solo il rafforzamento del partenariato strategico tra Italia e Algeria, ma anche la centralità della questione saharawi negli equilibri regionali del Maghreb.

Resta però aperta una questione fondamentale: può esistere una soluzione realmente giusta e duratura senza il consenso libero del popolo saharawi?

Finché il processo di autodeterminazione continuerà a essere rinviato, il Sahara Occidentale resterà uno dei simboli più evidenti delle contraddizioni della comunità internazionale, sospesa tra dichiarazioni di principio e difficoltà nel tradurle in azioni concrete.

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