Sahara occidentale, 19 novembre 2025 – A mezzo secolo esatto dall’inizio dell’occupazione marocchina, il Collettivo dei difensori dei diritti umani saharawi (CODESA) ha diffuso un dossier che getta una luce inquietante sulla situazione umanitaria nel Sahara Occidentale. Il rapporto, pubblicato in occasione del 50° anniversario dell'invasione (31 ottobre 1975 – 31 ottobre 2025), documenta in modo dettagliato decenni di violazioni sistematiche, tracciando un bilancio di 38.041 crimini commessi contro la popolazione civile saharawi.
I numeri della repressione:
Il documento fornisce una statistica agghiacciante delle violenze registrate nell'arco di cinquant'anni. Tra i dati più allarmanti emergono le gravi violazioni del diritto alla vita e alla sicurezza personale. Nello specifico, il CODESA ha censito:
- 317 esecuzioni extragiudiziali;
- 390 casi di sparizioni forzate a lungo termine;
- 13 decessi avvenuti in seguito a condanne capitali;
- 8.506 casi di danni all’integrità fisica e alla sicurezza personale;
- 4.565 rapimenti a breve termine e 1.242 arresti politici.
Il rapporto evidenzia anche l'impatto sociale e demografico dell'occupazione, citando 8.100 casi di sfollamento forzato di giovani saharawi e 9.806 episodi di incursioni domestiche con distruzione di proprietà. Inoltre, viene denunciata la limitazione delle libertà fondamentali, con 1.241 violazioni del diritto di movimento e 837 casi in cui è stato impedito l'accesso a osservatori internazionali indipendenti.
L'accusa alle Nazioni Unite:
Intitolato "Sahara Occidentale: l'ultima prova di credibilità del sistema delle Nazioni Unite", il rapporto non si limita a elencare le violenze, ma punta il dito contro l'immobilismo della comunità internazionale.
Il testo critica duramente il fallimento dell'ONU nell'attuare le proprie risoluzioni e nel far rispettare il diritto internazionale. Nonostante la presenza della missione MINURSO dal 1991, istituita con il mandato specifico di organizzare un referendum per l'autodeterminazione, il popolo saharawi attende ancora una soluzione politica, mentre prosegue la politica di insediamento e colonizzazione da parte di Rabat.
Prigionieri politici e saccheggio delle risorse:
Una sezione rilevante del dossier è dedicata alla condizione dei prigionieri politici saharawi nelle carceri marocchine. Vengono documentate pratiche di tortura, maltrattamenti e detenzioni arbitrarie, in palese violazione della Quarta Convenzione di Ginevra e dei principali trattati internazionali sui diritti umani.
Parallelamente alla repressione fisica, il CODESA denuncia la violenza economica: la confisca dei diritti economici, sociali e culturali dei saharawi e il saccheggio sistematico delle risorse naturali. Tale sfruttamento avviene spesso in collusione con aziende straniere, nonostante le recenti sentenze della Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE) abbiano ribadito l'illegalità dello sfruttamento di tali risorse senza il consenso del popolo saharawi, espresso attraverso il suo legittimo rappresentante, il Fronte Polisario.
Il rapporto si conclude con un focus sulle mine antiuomo: una minaccia silenziosa e costante piantata dalle forze di occupazione, che ha già causato 636 vittime accertate e continua a provocare danni irreparabili ai civili, alle loro proprietà e all'ambiente desertico.
