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La Marcia Verde: L’invasione criminale che ha cambiato per sempre il Sahara Occidentale



Sahara occidentale, 6 novembre 2025 - Il 6 novembre 1975, il governo marocchino mise in atto una delle più grandi operazioni di propaganda politica e militare del XX secolo: la cosiddetta “Marcia Verde”. Presentata come una “manifestazione pacifica” per la “liberazione” del Sahara Occidentale, allora colonia spagnola, fu in realtà un’operazione pianificata nei minimi dettagli per mascherare un’invasione militare e appropriarsi illegalmente di un territorio ancora oggi in attesa di decolonizzazione.

Circa 350.000 civili e 25.000 soldati marocchini marciarono verso il Sahara Occidentale sotto la guida del re Hassan II, portando bandiere marocchine, il Corano e simboli religiosi, nel tentativo di dare all’invasione un’aura di legittimità spirituale.


Un’operazione di occupazione mascherata da evento religioso:

Hassan II ordinò che i partecipanti marciassero “in nome dell’Islam” con bandiere verdi e il Corano in mano, definendo l’invasione come un “atto di fede”. Tuttavia, dietro questa facciata religiosa si nascondeva una strategia di distrazione: mentre il mondo guardava la “Marcia Verde”, l’esercito marocchino invadeva militarmente il Sahara Occidentale.

Già dal 31 ottobre 1975, carri armati e reggimenti corazzati marocchini avevano attraversato i confini, attaccando le città saharawi di Hauza e Djederia, causando distruzione, uccisioni e deportazioni. Migliaia di civili saharawi furono costretti a fuggire nel deserto, cercando rifugio in Algeria, dove ancora oggi vivono in campi profughi.


Una messa in scena politica con appoggio esterno:

La Marcia Verde fu accuratamente costruita come spettacolo mediatico. Oltre alle bandiere del Marocco, sventolavano anche quelle di Giordania, Stati Uniti e Arabia Saudita, a testimonianza dei legami politici e militari che sostenevano l’operazione.

In realtà, i cosiddetti “civili” percorsero solo circa dieci chilometri oltre il confine, prima di essere ritirati. L’obiettivo non era conquistare con la folla, ma legittimare simbolicamente un’invasione già avvenuta, mostrando al mondo un’immagine di unità nazionale e di consenso popolare attorno al trono di Hassan II, in un momento in cui il Marocco era lacerato da tensioni interne.


La condanna delle Nazioni Unite e il silenzio della Spagna:

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con la Risoluzione 380 del 6 novembre 1975, deplorò ufficialmente la Marcia Verde, chiedendo al Marocco di ritirare immediatamente le sue forze dal territorio saharawi. Tuttavia, la condanna rimase priva di conseguenze pratiche.

La Spagna, potenza amministratrice del Sahara Occidentale, tradì i propri obblighi internazionali, abbandonando il territorio e firmando pochi giorni dopo gli Accordi di Madrid, che cedettero illegalmente l’amministrazione del Sahara a Marocco e Mauritania. Questo atto rappresentò un vergognoso tradimento verso il popolo saharawi, privato del diritto all’autodeterminazione sancito dalle Nazioni Unite.


Dalla propaganda alla tragedia:

La retorica della “liberazione dei fratelli saharawi” si rivelò rapidamente una menzogna. Le truppe marocchine bombardarono villaggi saharawi con napalm e fosforo bianco, distruggendo comunità e seminando il terrore.

Dietro la propaganda religiosa e patriottica, si celava una strategia di espansione coloniale. Il Marocco riuscì così a consolidare la propria occupazione su un territorio ricchissimo di risorse naturali — fosfati, pesca, energia solare — e a imporre un regime di apartheid e repressione nei confronti della popolazione saharawi.


Quasi mezzo secolo di attesa e resistenza:

Sono passati 50 anni da quel novembre del 1975. Il popolo saharawi continua a resistere e a chiedere l’applicazione della promessa mai mantenuta: il referendum di autodeterminazione del 1992.

Il Sahara Occidentale rimane l’ultima colonia in Africa, una ferita aperta nella coscienza internazionale. È una questione che mette a nudo l’inefficienza delle Nazioni Unite, l’ipocrisia della diplomazia europea e il cinismo di una comunità internazionale che continua a chiudere gli occhi di fronte a un’occupazione illegale e brutale.


Conclusione:

La Marcia Verde non fu un atto di pace, ma un crimine storico camuffato da gesto patriottico.
Fu l’inizio di una lunga notte per il popolo saharawi, che ancora oggi, separato da un muro lungo 2.700 chilometri e costretto tra occupazione e esilio, continua a lottare per la libertà e la giustizia.

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