Roma, 5 novembre 2025 - seguito dell'adozione della Risoluzione n. 2797 (2025) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla situazione del Sahara Occidentale, la Rete Saharawi — un'alleanza che riunisce oltre trenta organizzazioni e enti del terzo settore italiani — esprime un giudizio articolato che bilancia accoglienza e profonda critica.
Accoglienza del mandato MINURSO e riconoscimento del diritto:
La Rete accoglie con favore il rinnovo del mandato della Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO). Cruciale è la riaffermazione da parte del Consiglio di Sicurezza del diritto inalienabile del popolo saharawi all’autodeterminazione e all’indipendenza. Questo principio fondamentale è in piena conformità con la Carta delle Nazioni Unite e la storica Risoluzione 1514 (XV) dell’Assemblea Generale sulla decolonizzazione.
Preoccupazione per l'inserimento del "piano di autonomia" marocchino:
Nonostante gli aspetti positivi, la Rete Saharawi manifesta profonda preoccupazione per l’inserimento, su iniziativa di alcuni membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, del cosiddetto "piano di autonomia" proposto dal Regno del Marocco come possibile base negoziale.
- Vulnus Giuridico e Politico: Tale riferimento, sebbene formalmente privo di valore vincolante, costituisce un grave precedente nella gestione dei processi di decolonizzazione. La Rete lo denuncia come un vulnus politico e giuridico rispetto ai principi fondamentali del diritto internazionale che stabiliscono l'autodeterminazione come unica via legittima per la conclusione di tali processi. Rischia di compromettere la neutralità del processo politico.
Le omissioni critiche della Risoluzione:
L'articolo sottolinea come la Risoluzione 2797 presenti gravi lacune nell'affrontare la realtà sul campo, omettendo riferimenti essenziali:
- Crisi Umanitaria: Non viene menzionata la crisi umanitaria in corso nei campi dei rifugiati saharawi, né il progressivo indebolimento degli aiuti internazionali.
- Diritti Umani: Viene ignorato il tema delle violazioni sistematiche dei diritti umani nei territori occupati, ampiamente documentate da organismi delle Nazioni Unite e organizzazioni indipendenti.
- Resilienza e Divisione: Nonostante ciò, la Rete evidenzia l'alto livello di istruzione, coesione e resilienza del popolo saharawi, unito nella sua lotta pur vivendo separato da un muro di sabbia lungo oltre 2.700 chilometri che divide le zone occupate da quelle liberate.
Denuncia contro la disinformazione e la normalizzazione:
La Rete Saharawi denuncia la diffusione di informazioni inesatte o non verificate sulla natura e la portata della Risoluzione n. 2797. Tali informazioni rischiano di alterare il quadro giuridico internazionale e, in ultima analisi, di favorire la normalizzazione di un’occupazione illegale e lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali di un territorio che resta ancora soggetto a decolonizzazione.
I punti fermi del diritto internazionale:
Per contrastare la disinformazione e riaffermare la legalità internazionale, la Rete Saharawi ribadisce i seguenti punti inoppugnabili:
- Territorio Non Autonomo: Il Sahara Occidentale è e rimane un territorio non autonomo ai sensi del Capitolo XI della Carta delle Nazioni Unite.
- Rappresentanza Legittima: Il Fronte Polisario è riconosciuto dalle Nazioni Unite come unico rappresentante legittimo del popolo saharawi.
- Soluzione Legale: Qualsiasi soluzione che non contempli l’esercizio del diritto all’autodeterminazione mediante un referendum libero e regolare non può essere considerata conforme al diritto internazionale.
Appello per la centralità del diritto:
La Rete Saharawi lancia un appello alle Nazioni Unite e ai loro Stati membri affinché ristabiliscano la piena centralità del diritto all’autodeterminazione nel processo politico. Il ripristino di questa centralità è una condizione imprescindibile per garantire una soluzione giusta, duratura e conforme alle aspettative del popolo saharawi.
"Il popolo saharawi non rivendica concessioni, ma l’attuazione del diritto internazionale."
Evitare il consolidamento di pratiche che rischiano di legittimare occupazioni illegali e lo sfruttamento di risorse è essenziale per la credibilità e l'applicazione universale dei principi di legalità internazionale.
