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Africa intelligence svela le pressioni di Parigi sul voto per la Risoluzione 2797 sul Sahara Occidentale



Parigi, 8 novembre 2025 – Il quotidiano francese Africa Intelligence ha rivelato il ruolo attivo svolto dalla Francia nel persuadere alcuni Stati europei membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare la Slovenia, ad esprimere voto favorevole sulla Risoluzione 2797 relativa al Sahara Occidentale.

La risoluzione, adottata il 31 ottobre 2025, ha rinnovato il mandato della Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO) e riaffermato il riferimento al cosiddetto piano di autonomia marocchino come “base” per i futuri negoziati, un punto che continua a suscitare controversie sul piano internazionale.

Il ruolo del Gruppo P3 nella strategia diplomatica:

Nel quadro dei preparativi per la votazione, i Paesi del gruppo P3 — Stati Uniti, Francia e Regno Unito — si sono suddivisi le responsabilità diplomatiche con l’obiettivo di evitare opposizioni e ottenere un sostegno ampio alla proposta americana.
In tale contesto, alla Francia è stato assegnato il compito di convincere Danimarca, Grecia e Slovenia, gli Stati europei non permanenti nel Consiglio di Sicurezza, a esprimere un voto favorevole.

Tuttavia, le prime versioni del testo proposto da Washington sono state accolte con riserve significative da parte di questi tre Paesi, che hanno giudicato la risoluzione troppo sbilanciata a favore delle posizioni marocchine e poco rispettosa del principio di autodeterminazione del popolo saharawi.

Divergenze e preoccupazioni europee:

- Grecia: Ha espresso il timore che l’insistenza sull’autonomia come base esclusiva possa creare un precedente pericoloso, sfruttabile dalla Turchia nel dossier di Cipro.
Slovenia: Tradizionalmente sensibile al diritto internazionale e al principio di autodeterminazione, Lubiana ha sollevato le critiche più ferme contro la prima bozza, considerata inadeguata a riflettere gli equilibri del conflitto.
Danimarca: Preoccupata per eventuali tensioni geopolitiche con gli Stati Uniti, soprattutto in relazione alla questione artica e alla Groenlandia.

Gli ambasciatori francesi in Atene, Lubiana e Copenaghen hanno lavorato in coordinamento con Parigi e con la missione francese presso l’ONU a New York, al fine di raccogliere le obiezioni europee e riformulare un testo che risultasse più accettabile, pur mantenendo gli elementi favorevoli al Marocco.

Macron in prima linea:

Secondo le informazioni pubblicate, la questione è stata talmente prioritaria per la diplomazia francese che il presidente Emmanuel Macron, durante la sua visita ufficiale in Slovenia il 20 e 21 ottobre, ha sollevato personalmente il tema con il Primo Ministro Robert Golob e la Presidente Nataša Pirc Musar, sollecitando il loro sostegno in sede ONU.

Una vittoria diplomatica per Parigi e Rabat:

La campagna diplomatica francese è proseguita fino alle ultime ore precedenti la votazione, nel tentativo di evitare divisioni interne all’Unione Europea sul dossier.
Alla fine, la risoluzione è stata adottata, rappresentando — secondo diversi osservatori internazionali — una vittoria diplomatica per Parigi e per Rabat, nonostante la permanenza di forti riserve europee sul rispetto del principio di autodeterminazione, elemento fondamentale del diritto internazionale e delle risoluzioni ONU storiche sul Sahara Occidentale.

Il ruolo del Marocco? Quasi assente:

Contrariamente alle dichiarazioni del ministro degli Esteri marocchino Nasser Bourita, che aveva attribuito al Marocco stesso il merito del risultato diplomatico, le rivelazioni di Africa Intelligence mostrano un quadro diverso:
non è stata la diplomazia marocchina a condurre l’offensiva, ma gli apparati diplomatici francesi e statunitensi, che hanno agito in parallelo per orientare il voto.

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