Sahara occidentale, 6 settembre 2025 – L’incontro avvenuto venerdì 5 settembre tra Massad Boulos, consigliere presidenziale statunitense per gli affari arabi e mediorientali, e Staffan de Mistura, inviato speciale delle Nazioni Unite per il Sahara Occidentale, ha riacceso l’attenzione sulla questione saharawi in un contesto di sospetti movimenti internazionali guidati da Stati Uniti, Francia e Spagna.
Secondo osservatori politici, queste manovre sembrano mirare ad aggirare il quadro giuridico e politico che regola il dossier del Sahara Occidentale, riconosciuto dalle Nazioni Unite come una delle ultime questioni di decolonizzazione ancora irrisolte.
Pressioni internazionali e risposta saharawi:
Le mosse diplomatiche giungono a poche settimane dalle deliberazioni del Consiglio di Sicurezza ONU previste per ottobre e rappresentano una sfida significativa per il popolo saharawi, chiamato a rafforzare la propria unità nazionale, consolidare il fronte interno e preservare i sacrifici compiuti nella lotta per l’indipendenza.
Nonostante la crescente complessità dello scenario internazionale, dominato da interessi geopolitici e nuove alleanze, la causa saharawi continua a guadagnare visibilità grazie alla fermezza del suo popolo e al sostegno costante di paesi alleati come Algeria, Sudafrica e diversi Stati dell’America Latina.
Ostacoli al processo di pace:
L’intransigenza del Marocco e il suo rifiuto di accettare proposte che possano portare a una soluzione politica condivisa restano il principale ostacolo al processo di pace guidato dalle Nazioni Unite. Tale atteggiamento ha contribuito, negli anni, alle dimissioni di vari inviati speciali dell’ONU, tra cui Horst Köhler, che lasciò l’incarico dopo grandi difficoltà a promuovere progressi concreti nei negoziati.
Anche alcuni membri del Consiglio di Sicurezza sono stati accusati di frenare gli sforzi dell’ONU, nonostante i tentativi di convincere Rabat a riprendere colloqui diretti con il Fronte Polisario, sotto supervisione internazionale.
Le nuove manovre diplomatiche:
Gli attuali tentativi di mediazione, che puntano a rilanciare il dialogo tra il Fronte Polisario e il Marocco, sollevano dubbi sulla reale volontà di Rabat di impegnarsi in negoziati genuini. L’isteria diplomatica manifestata dal rappresentante marocchino alle Nazioni Unite dopo la recente visita di de Mistura in Sudafrica è stata interpretata come un segnale di nervosismo e chiusura.
Parallelamente, alcuni Stati continuano a sostenere la proposta marocchina di “autonomia” per il Sahara Occidentale, nonostante la sua incompatibilità con il principio di autodeterminazione e con le risoluzioni delle Nazioni Unite.
Un popolo determinato:
Alla vigilia del 50° anniversario della Dichiarazione di Unità Nazionale, il popolo saharawi ribadisce la volontà di non lasciarsi influenzare da pressioni esterne o cospirazioni. Le autorità saharawi sottolineano che la lotta continuerà, fedele alla Rivoluzione del 20 Maggio e al sacrificio dei martiri, fino al raggiungimento degli obiettivi storici di libertà e indipendenza.