Lisbona (Portogallo), 23 settembre 2025 – La capitale portoghese accoglie il tour europeo dell'artista saharawi Walad Mohamed Mahmud con l'inaugurazione della sua mostra “Tiempo Cero” (Zero Time). Più che una semplice esposizione, è un viaggio pittorico che attraversa la memoria e la resistenza di un popolo intrappolato tra la promessa di pace e una guerra ancora in corso.
Un viaggio attraverso il tempo sospeso:
"Zero Time" raccoglie venti opere nate dallo sguardo profondo di Walad, che ha trasformato il colore e la forma in una testimonianza vivente dell'esistenza saharawi nei campi profughi. Ogni tela riflette frammenti di un tempo congelato, quel tempo "zero" iniziato nel 1991, quando l'ONU propose un referendum per l'autodeterminazione e fu firmato un cessate il fuoco che ancora oggi definisce la vita di un popolo.
In un deserto inospitale, dove le condizioni climatiche sono estreme, il popolo saharawi ha scelto non solo di resistere, ma di vivere con dignità. Hanno costruito scuole, ospedali e case, ma soprattutto hanno coltivato la speranza. Questa speranza pulsa nelle tele di Walad, dove il silenzio del deserto si fa grido di resistenza e ogni pennellata è un promemoria del potere dell'arte di sostenere la memoria di un'intera comunità.
La cicatrice del "Muro della Vergogna":
Questo tempo sospeso è anche segnato da una profonda frattura: il popolo saharawi è diviso in due geografie. Una parte vive sotto occupazione nella sua terra, il Sahara Occidentale, mentre l'altra è esiliata nei campi profughi. A separarle si erge una barriera fisica e simbolica: il "Muro della Vergogna".
Lungo 2.720 chilometri, difeso da 160.000 soldati, protetto da batterie di artiglieria e disseminato di milioni di mine antiuomo, questo muro è la crudele metafora della divisione di un popolo e dell'indifferenza internazionale.
L'arte come spazio di verità e bellezza:
Di fronte a questa ferita, l'arte di Walad si erge come uno spazio di verità, memoria e bellezza. I suoi dipinti non si limitano a raffigurare il deserto, la polvere e gli sguardi stanchi; essi raccontano anche un tempo sospeso che, pur doloroso, non è mai riuscito a spezzare l'identità saharawi.
"Zero Time" è un omaggio alla pazienza di chi resiste, alla dignità di chi lotta e alla speranza di chi continua a sognare un'alba di libertà.



