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Sahara Occidentale, proteste contro Christopher Nolan: Girare a Dakhla è un atto politico che legittima l’occupazione



Sahara Occidentale, 19 luglio 2025 Un’ondata di indignazione ha scosso il Sahara Occidentale occupato dopo la notizia che il celebre regista Christopher Nolan ha avviato le riprese del suo prossimo film, Laodicea, nella città di Dakhla, situata nel territorio occupato dal Marocco. La presenza di Nolan, accompagnato dalle star internazionali Matt Damon e Zendaya, ha innescato dure reazioni da parte degli attivisti saharawi, che definiscono l’iniziativa una “normalizzazione culturale dell’occupazione”.

Particolarmente controversa la scelta di girare alcune scene nel Danubio Bianco, sito naturale e culturale di grande rilevanza simbolica per il popolo saharawi. Secondo il Meccanismo di coordinamento per le azioni di protesta nella zona occupata di Dakhla – un collettivo di attivisti locali – le riprese rappresentano un “affronto provocatorio” e un atto che contribuisce a “cancellare l’identità e la lotta del popolo saharawi”.

“Non si tratta solo di cinema, è una scelta politica”, afferma la dichiarazione ufficiale del gruppo. “Filmare in un territorio occupato senza il consenso del legittimo rappresentante del popolo saharawi, il Fronte Polisario, equivale a legittimare l’occupazione marocchina e a presentare il Sahara Occidentale come se fosse intrinsecamente parte del Marocco.”

Il Sahara Occidentale è riconosciuto dalle Nazioni Unite come territorio non autonomo, la cui decolonizzazione non è ancora stata completata. Il Marocco occupa gran parte del territorio dal 1975, nonostante numerose risoluzioni internazionali che ne riconoscono il diritto all’autodeterminazione. Il popolo saharawi continua a subire repressione, espropriazione delle risorse e isolamento mediatico.

Nella stessa dichiarazione, il Meccanismo di coordinamento critica anche il silenzio della comunità internazionale:

“Se una produzione di questa portata si girasse in altri territori occupati, provocherebbe uno scandalo globale. Ma questo è il Sahara Occidentale, dove il silenzio è la norma e l’indifferenza è la politica.”

Le richieste degli attivisti saharawi:

Condanna netta di qualsiasi progetto artistico o commerciale nei territori occupati senza l'approvazione dei rappresentanti del popolo saharawi.

Rifiuto dello sfruttamento culturale e naturale del Sahara Occidentale per progetti che contribuiscono a nascondere l’occupazione.

Cessazione immediata delle riprese a Dakhla da parte di Christopher Nolan e della sua troupe, in segno di rispetto per il diritto all’autodeterminazione.

Appello alle organizzazioni internazionali, culturali e dei diritti umani, affinché prendano posizione contro questa forma di normalizzazione.

Riaffermazione del diritto del popolo saharawi: “Il Sahara Occidentale non è un set cinematografico, ma una patria colonizzata che ancora lotta per la libertà e l’indipendenza.”

Il comunicato si chiude con uno slogan carico di significato:

“Gloria alla resistenza, vergogna a chi celebra l’ingiustizia.”

Il caso rischia ora di sollevare un dibattito globale sul ruolo dell’industria cinematografica nei contesti di conflitto e occupazione, e sull’uso del patrimonio culturale come strumento di propaganda geopolitica.

Fonte: https://porunsaharalibre.org/

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