Lisbona, 6 agosto 2026 – L'organizzazione della Coppa del Mondo FIFA 2030, assegnata congiuntamente a Spagna, Portogallo e Marocco, entra al centro del dibattito politico in Portogallo. Il partito Livre, rappresentato da sei deputati nell'Assemblea della Repubblica portoghese, ha formalmente chiesto al Governo di Lisbona di promuovere l'esclusione del Marocco dal progetto organizzativo e di ripristinare la candidatura congiunta originariamente prevista tra Portogallo e Spagna.
La richiesta è contenuta in una lettera indirizzata al Primo Ministro portoghese e al Presidente della Federazione calcistica portoghese, nella quale il partito definisce ormai "insostenibile" la partecipazione del Marocco come Paese co-organizzatore del torneo.
Secondo Livre, la posizione è motivata da una serie di questioni di carattere politico e giuridico, tra cui il conflitto nel Sahara Occidentale, il mancato riconoscimento del diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi, le accuse di violazioni dei diritti umani e le recenti tensioni registrate nell'area di Ceuta.
Il documento richiama in particolare gli episodi verificatisi al confine tra il Marocco e l'enclave spagnola di Ceuta, sostenendo che tali eventi avrebbero evidenziato l'assenza delle necessarie garanzie politiche e di sicurezza richieste per un'organizzazione congiunta di un evento sportivo di portata mondiale. Secondo il partito, la gestione della crisi avrebbe compromesso il clima di fiducia indispensabile tra i Paesi ospitanti.
Livre sostiene inoltre che Portogallo e Spagna dovrebbero avviare, in coordinamento con l'Unione Europea e la UEFA, una riflessione sul ritorno alla formula bilaterale, ritenuta più stabile sia sotto il profilo logistico sia sotto quello politico.
La questione del Sahara Occidentale occupa un ruolo centrale nella presa di posizione del partito. Nella lettera si afferma che il Marocco continua a esercitare il controllo sul territorio conteso senza che sia stato realizzato il referendum di autodeterminazione previsto dal processo delle Nazioni Unite. Per questo motivo, secondo Livre, il Portogallo – che si prepara ad assumere un seggio non permanente nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU – dovrebbe mantenere una posizione coerente con il diritto internazionale e con la tutela dei diritti umani.
Il deputato Jorge Pinto, intervistato dal quotidiano sportivo portoghese A Bola, ha dichiarato che esiste ancora il tempo necessario per rivedere l'attuale assetto organizzativo del torneo, ricordando che mancano quattro anni all'inizio della competizione. Pinto ha ribadito che la proposta del partito si fonda su due elementi principali: da un lato le preoccupazioni relative alla sicurezza e alla logistica, dall'altro il rispetto del diritto internazionale e del diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi.
Secondo il parlamentare, il Portogallo non dovrebbe contribuire alla normalizzazione di situazioni che, a giudizio del partito, coinvolgono violazioni dei diritti umani o l'utilizzo politico di persone in condizioni di vulnerabilità. Per Livre, l'organizzazione di un grande evento sportivo internazionale non può essere separata dai principi democratici e dal rispetto del diritto internazionale.
L'iniziativa parlamentare rappresenta il primo caso in cui, all'interno di uno dei Paesi organizzatori dei Mondiali del 2030, viene formalmente sollevata la possibilità di rivedere la partnership con il Marocco. Il dibattito potrebbe acquisire ulteriore rilevanza nei prossimi anni, soprattutto se le questioni relative al Sahara Occidentale, ai diritti umani e alle relazioni tra Rabat e l'Unione Europea continueranno a occupare un posto centrale nell'agenda politica internazionale.
