Sahara occidentale, 18 luglio 2026 – Cresce la preoccupazione per le condizioni del prigioniero civile saharawi Mohamed Lamine Hadi, membro del gruppo di Gdeim Izik, che continua lo sciopero della fame a tempo indeterminato nel carcere marocchino di Tiflet 2, mentre emergono nuove denunce di violenze e maltrattamenti subiti dopo l'inizio della protesta.
Secondo quanto riferito dall'Associazione per la Protezione dei Prigionieri Saharawi, impegnata nel monitoraggio della situazione dei detenuti politici saharawi nelle carceri marocchine, venerdì la famiglia di Mohamed Lamine Hadi ha confermato che il prigioniero è giunto al quinto giorno consecutivo di sciopero della fame, iniziato il 13 luglio, per denunciare le condizioni della sua detenzione e le continue violazioni dei suoi diritti fondamentali.
Stando alla testimonianza dei familiari, subito dopo aver annunciato l'avvio della protesta, Mohamed Lamine Hadi sarebbe stato circondato da agenti penitenziari e personale di sicurezza del carcere di Tiflet 2, dove avrebbe subito un'aggressione fisica. Successivamente sarebbe stato trasferito con la forza in una cella di isolamento priva delle più elementari condizioni di vivibilità e minacciato di ulteriori sanzioni qualora avesse denunciato i maltrattamenti subiti.
La vicenda riporta l'attenzione sulla prolungata detenzione del prigioniero saharawi, che da nove anni vive in regime di isolamento quasi totale nel penitenziario di Tiflet 2. Secondo la sua famiglia e le organizzazioni che seguono il caso, durante questo lungo periodo gli sarebbero stati sistematicamente negati i diritti riconosciuti ai prigionieri di coscienza, mentre torture, maltrattamenti e condizioni detentive estremamente dure avrebbero provocato un grave deterioramento del suo stato di salute fisica e psicologica.
Di fronte al peggioramento della situazione, i familiari di Mohamed Lamine Hadi hanno rivolto un nuovo appello alla comunità internazionale, alle organizzazioni per i diritti umani e agli organismi delle Nazioni Unite, chiedendo un intervento urgente per garantire la sua incolumità, porre fine al regime di isolamento e assicurare il rispetto dei suoi diritti fondamentali.
Il caso di Mohamed Lamine Hadi si inserisce nel più ampio quadro delle denunce riguardanti le condizioni di detenzione dei prigionieri politici saharawi nelle carceri marocchine, mentre continuano gli appelli internazionali affinché vengano rispettati gli standard del diritto internazionale e dei diritti umani.
