Sahara occidentale, 18 luglio 2026 – Il Collettivo dei Difensori dei Diritti Umani Saharawi nel Sahara Occidentale (CODESA) ha trasmesso un Memorandum Giuridico Urgente alla presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), Mirjana Spoljaric Egger, chiedendo un intervento immediato per salvaguardare la vita del prigioniero politico saharawi e difensore dei diritti umani Naâma Asfari, le cui condizioni di salute vengono definite «estremamente critiche».
Nel documento, il Collettivo sostiene che il Marocco, in qualità di potenza occupante del Sahara Occidentale, è responsabile delle gravi violazioni del diritto internazionale umanitario commesse nei confronti dei prigionieri politici saharawi e richiama il CICR ad assumere un ruolo attivo nell'esercizio del proprio mandato umanitario.
Naâma Asfari in sciopero della fame da oltre un mese:
Secondo il memorandum, Naâma Asfari, 56 anni, detenuto nel carcere centrale di Kenitra, ha iniziato uno sciopero della fame a tempo indeterminato l'8 giugno 2026 e versa ormai in condizioni di salute estremamente critiche, tanto da essere, secondo CODESA, «in pericolo di vita».
L'organizzazione sottolinea che l'aggravarsi del suo stato di salute impone un intervento urgente da parte della comunità internazionale e degli organismi umanitari competenti.
«Il Sahara Occidentale è un territorio occupato»:
Nel documento inviato al CICR, CODESA richiama le disposizioni del Diritto Internazionale Umanitario e della Quarta Convenzione di Ginevra del 1949, ribadendo che il Sahara Occidentale è riconosciuto come territorio sotto occupazione militare.
Su questa base giuridica, il Marocco viene indicato come potenza occupante, tenuta a rispettare integralmente gli obblighi previsti dalla Convenzione, mentre i prigionieri politici saharawi sono qualificati come "persone protette", titolari dei diritti garantiti dal diritto internazionale.
Le presunte violazioni denunciate da CODESA:
Il memorandum sostiene che la detenzione di Naâma Asfari, arrestato il 7 novembre 2010 e condannato a 30 anni di reclusione sulla base di confessioni che l'organizzazione afferma siano state estorte sotto tortura nell'ambito del processo relativo al gruppo di Gdeim Izik, rappresenti una grave violazione del diritto internazionale.
Tra le principali violazioni denunciate figurano:
- l'uso della tortura e di trattamenti inumani, vietati dagli articoli 32 e 147 della Quarta Convenzione di Ginevra;
- la violazione del diritto a un processo equo, in contrasto con gli articoli 5 e 66 della Convenzione;
- il trasferimento forzato dei prigionieri saharawi dal Sahara Occidentale alle carceri situate in Marocco, ritenuto contrario agli articoli 49 e 76;
- il divieto imposto alla moglie di Naâma Asfari, l'attivista francese Claude Mangin, di visitarlo per oltre otto anni consecutivi, considerato una violazione del diritto ai contatti familiari previsto dagli articoli 25 e 116.
«Il Marocco è responsabile della sua vita»:
Alla luce del rapido peggioramento delle condizioni di salute del detenuto, CODESA afferma che il Marocco è giuridicamente responsabile dell'integrità fisica e psicologica di Naâma Asfari e ha l'obbligo di garantirgli cure mediche tempestive e adeguate, come previsto dagli articoli 91 e 92 della Quarta Convenzione di Ginevra.
Il Collettivo sostiene inoltre che qualsiasi ritardo nell'assistenza sanitaria o impedimento all'accesso delle organizzazioni umanitarie costituirebbe una grave omissione suscettibile di mettere in pericolo la vita del prigioniero.
Le richieste rivolte al Comitato Internazionale della Croce Rossa:
Richiamando l'articolo 126 della Quarta Convenzione di Ginevra, che riconosce ai delegati del CICR il diritto di visitare i luoghi di detenzione, CODESA chiede al Comitato Internazionale della Croce Rossa di:
- inviare con urgenza una missione medico-umanitaria nel carcere di Kenitra per valutare lo stato di salute di Naâma Asfari e garantirgli le cure necessarie;
- attivare i propri meccanismi umanitari affinché siano ripristinati i contatti e le visite della moglie Claude Mangin e dei familiari;
- esercitare il proprio diritto di accesso a tutte le carceri marocchine che ospitano prigionieri politici saharawi;
- intervenire per ottenere l'immediato e incondizionato rilascio di Naâma Asfari, degli altri detenuti del gruppo Gdeim Izik e di tutti i prigionieri politici saharawi, in conformità con il Parere n. 23/2023 del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria;
- favorire l'accesso alle carceri marocchine del Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla tortura e dell'Ufficio dell'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani.
L'appello finale
Nel documento, CODESA conclude che «Naâma Asfari sta affrontando una lenta morte» e avverte che il silenzio della comunità internazionale rischia di compromettere la credibilità del diritto internazionale umanitario.
Per questo motivo, il Collettivo rivolge un appello urgente al Comitato Internazionale della Croce Rossa affinché eserciti pienamente il proprio mandato giuridico e umanitario, intervenendo senza ulteriori ritardi per scongiurare quella che definisce una imminente catastrofe umanitaria.
