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Sahara Occidentale: la proposta marocchina, la nuova offensiva diplomatica e la crescente pressione internazionale sul Polisario



Sahara Occidentale, 27 giugno 2026 – Il giornalista saharawi Lehbib Abdelhay, attraverso un’analisi pubblicata su ecsaharaui.com, offre una lettura approfondita delle dinamiche politiche e geopolitiche che continuano a definire il conflitto nel Sahara Occidentale, una delle dispute territoriali più longeve e complesse dello scenario internazionale contemporaneo.

I conflitti territoriali che si protraggono da oltre mezzo secolo raramente possono essere spiegati da una semplice inerzia diplomatica. Nel caso del Sahara Occidentale, la persistenza dello stallo è legata a una combinazione di fattori strutturali: il valore strategico delle risorse, gli interessi geopolitici regionali e globali e la competizione tra potenze internazionali.

In questo quadro, la crescente pressione diplomatica esercitata dagli Stati Uniti nei confronti del Fronte Polisario, insieme a nuovi contatti ad alto livello e a una rinnovata attivazione del processo sotto egida ONU, indica una fase di evidente accelerazione politica.


Un conflitto sospeso tra diritto internazionale e geopolitica:

Il Sahara Occidentale, territorio desertico di circa 266.000 km² affacciato sull’Oceano Atlantico, è ancora oggi classificato dalle Nazioni Unite come territorio non autonomo in attesa di decolonizzazione.

La situazione sul terreno resta immutata da decenni: circa l’80% del territorio è sotto controllo marocchino, mentre il Fronte Polisario mantiene la propria presenza nella fascia orientale oltre il muro difensivo, in prossimità dei confini con Algeria e Mauritania.

La Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD), proclamata nel 1976, è riconosciuta da diversi Stati membri dell’ONU e fa parte dell’Unione Africana, ma non è riconosciuta dalla maggior parte dei Paesi occidentali. Questo duplice livello di legittimità istituzionale continua a rappresentare uno dei principali nodi irrisolti del sistema internazionale.


La centralità delle risorse strategiche:

Il conflitto non può essere compreso senza considerare il peso delle risorse naturali e della posizione geografica del territorio.

Fosfati: la miniera di Bou Craa rappresenta uno dei principali giacimenti mondiali. Il Marocco controlla una quota significativa delle riserve globali, elemento cruciale per la produzione di fertilizzanti e la sicurezza alimentare internazionale.

Risorse ittiche: le acque atlantiche del Sahara Occidentale rientrano tra le zone di pesca più produttive al mondo e sono oggetto di accordi internazionali controversi.

Potenziale energetico: diverse esplorazioni offshore indicano la possibile presenza di idrocarburi ancora non sfruttati su scala commerciale.

Posizione strategica: la costa atlantica conferisce al territorio un ruolo rilevante nelle rotte commerciali e nella sicurezza marittima internazionale.

Nel loro insieme, questi elementi collocano il Sahara Occidentale all’incrocio tra sicurezza alimentare globale, transizione energetica e controllo delle rotte atlantiche.


Il piano di autonomia e la svolta diplomatica del 2020:

Nel 2007 il Marocco ha presentato un piano di autonomia sotto la propria sovranità come alternativa alla piena indipendenza sostenuta dal Fronte Polisario. Per anni la proposta ha ricevuto un’attenzione crescente, pur senza tradursi in un consenso internazionale unanime.

La svolta decisiva arriva nel 2020, quando gli Stati Uniti riconoscono la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale nel quadro degli Accordi di Abramo, legando tale decisione alla normalizzazione dei rapporti tra Marocco e Israele. Questo passaggio ha introdotto un precedente politico significativo, in cui la questione territoriale viene inserita in una logica di scambio diplomatico multilaterale.

Negli anni successivi, diversi attori internazionali hanno progressivamente ricalibrato le proprie posizioni, considerano il piano di autonomia come base pragmatica per una possibile soluzione politica.


Riallineamenti regionali e nuove tensioni diplomatiche:

Le recenti evoluzioni hanno prodotto un riequilibrio significativo degli assetti regionali.

Il rafforzamento del sostegno occidentale alla proposta marocchina ha provocato una reazione immediata dell’Algeria, che ha congelato o ridotto alcuni canali diplomatici con Francia e Spagna.

Al tempo stesso, Algeri continua a mantenere una posizione ferma e coerente a favore del diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi.

La Russia, da parte sua, ha adottato un approccio più flessibile, subordinando eventuali posizioni al raggiungimento di un consenso all’interno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Questi movimenti riflettono una trasformazione progressiva del conflitto, che da questione decoloniale tende sempre più a configurarsi come dossier geopolitico multilivello.


La Risoluzione 2797 del Consiglio di Sicurezza ONU:

La Risoluzione 2797 viene spesso indicata come riferimento dell’attuale quadro diplomatico internazionale. Il testo sottolinea la necessità di una soluzione politica negoziata e individua nel piano marocchino una possibile base di discussione.

Tuttavia, è fondamentale distinguere tra:

- il riconoscimento del piano di autonomia come possibile cornice negoziale;

- e il riconoscimento della sovranità marocchina sul territorio, che non è formalmente contenuto nella risoluzione.

Resta inoltre centrale il principio di autodeterminazione dei popoli dei territori non autonomi, che continua a coesistere con le iniziative diplomatiche in corso.


Pressioni diplomatiche e nuova fase del processo negoziale (2026):

Nel 2026 si è registrata una significativa intensificazione dell’attività diplomatica. L’inviato speciale delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura, ha visitato la regione, incontrando le autorità saharawi nei campi profughi.

Parallelamente, si sono intensificati i contatti tra rappresentanti statunitensi e attori regionali, inclusa l’Algeria, nell’ambito di consultazioni volte a rilanciare il processo negoziale.

Secondo le dinamiche emergenti, Washington sembra seguire una doppia linea strategica:

- consolidare il quadro politico che sostiene il piano di autonomia marocchino;

- mantenere aperti i canali diplomatici con l’Algeria per evitare una polarizzazione completa del conflitto.

Si tratta di un approccio di diplomazia pragmatica che mira a preservare la stabilità regionale e gli equilibri nel Nord Africa e nel Sahel.


Il ruolo centrale dell’Algeria:

L’Algeria continua a rappresentare un attore chiave nel conflitto. La sua posizione si fonda su elementi storici, politici e strategici:

- la memoria del proprio percorso di liberazione anticoloniale;

- il sostegno storico al Fronte Polisario;

- la gestione della complessa situazione umanitaria dei rifugiati saharawi nei campi di Tindouf.

Qualsiasi cambiamento significativo della posizione algerina avrebbe conseguenze profonde sia a livello interno che regionale.


Un sistema di alleanze sempre più fluido:

Per lungo tempo, il quadro internazionale ha garantito una certa stabilità di posizioni. Tuttavia, le recenti trasformazioni geopolitiche hanno introdotto una crescente fluidità delle alleanze.

Il mutamento degli equilibri globali successivo al 2022, insieme alla ricalibrazione delle priorità strategiche delle principali potenze, ha ridotto la rigidità delle tradizionali garanzie diplomatiche, aprendo nuovi spazi di negoziazione ma anche nuove incertezze.


Conclusione: un conflitto nella sua fase di ridefinizione:

Il Sahara Occidentale si trova oggi in una fase di profonda ridefinizione politica e diplomatica. L’intreccio tra pressioni internazionali, interessi strategici e competizione per le risorse sta contribuendo a ridisegnare i contorni del conflitto.

Nonostante ciò, la distanza tra le posizioni delle parti resta significativa. Tra autodeterminazione e proposta di autonomia sotto sovranità marocchina, il compromesso politico appare ancora lontano, mentre la diplomazia internazionale tenta di imprimere un’accelerazione a un processo che rimane, nella sostanza, irrisolto.

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