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Madrid e Rivas-Vaciamadrid, la solidarietà con il popolo saharawi al centro di un grande festival internazionale

 


Madrid (Spagna), 25 maggio 2026 – La capitale spagnola e l’area metropolitana di Madrid hanno ospitato in questi giorni un importante appuntamento di solidarietà dedicato alla causa saharawi, in occasione del cinquantesimo anniversario della proclamazione della Repubblica Araba Saharawi Democratica. Il festival, promosso con lo slogan “Sahara Libero”, ha riunito istituzioni locali, associazioni, rappresentanze diplomatiche e movimenti internazionali di sostegno.

L’iniziativa è stata organizzata dal Coordinamento delle Associazioni di Solidarietà con il Popolo Saharawi in Spagna, in collaborazione con enti locali e con la rappresentanza del Fronte Polisario, oltre a diverse associazioni impegnate nella solidarietà con la popolazione saharawi.

Un festival tra cultura, politica e impegno civile:

Alla cerimonia di apertura hanno partecipato rappresentanti del Comune ospitante e delegati di diverse forze politiche spagnole. Il rappresentante del Fronte Polisario in Spagna, Abdullah Al-Arabi, ha espresso gratitudine al movimento di solidarietà per il sostegno politico, umanitario e sociale rivolto ai rifugiati saharawi, sottolineando l’importanza del ruolo della società civile europea.

Il festival si è articolato in numerosi spazi tematici, con l’allestimento di tende dedicate a laboratori e incontri di approfondimento sulla situazione del Sahara Occidentale. Tra i temi affrontati: diritti umani, risorse naturali, il cosiddetto “muro di separazione” e la storia del conflitto.

Una tenda tradizionale ha ospitato momenti dedicati alla cultura saharawi e alla sua identità, mentre altri spazi sono stati riservati a conferenze su diritto internazionale, ruolo delle donne saharawi e partecipazione giovanile nella sensibilizzazione internazionale sulla causa.

Cultura, testimonianze e partecipazione internazionale:

Ampia la partecipazione di associazioni solidali provenienti da diverse regioni della Spagna, che hanno organizzato mostre fotografiche, esposizioni di libri, documenti e materiali informativi sulla situazione saharawi. Sono stati inoltre presentati oggetti tradizionali e opere artistiche realizzate dalla comunità saharawi, che hanno suscitato forte interesse tra i partecipanti.

Il programma culturale ha incluso anche una lunga maratona musicale con la partecipazione di oltre cinquanta artisti e gruppi, che si sono alternati sul palco per più di dieci ore, contribuendo a trasformare l’evento in un grande momento di incontro tra cultura e impegno politico.


Rivas-Vaciamadrid: il festival “Sahara Libre” e il dibattito sulla libertà di informazione

Parallelamente, a Rivas-Vaciamadrid si è svolto il festival “Sahara Libre”, che ha posto al centro del dibattito la libertà di informazione e la copertura mediatica della questione saharawi.

Durante tavole rotonde e incontri pubblici, attivisti, giornalisti e rappresentanti della solidarietà internazionale hanno denunciato quello che hanno definito un persistente “blackout mediatico” sul Sahara Occidentale, evidenziando le difficoltà di accesso per osservatori e reporter indipendenti nei territori occupati.

Secondo quanto emerso dagli interventi, numerosi giornalisti stranieri avrebbero subito restrizioni o espulsioni, mentre operatori dell’informazione saharawi continuerebbero a lavorare in condizioni di forte pressione, tra sorveglianza, intimidazioni e procedimenti giudiziari.

Particolare attenzione è stata dedicata anche al tema della narrazione mediatica in Europa, con critiche rivolte alla copertura della stampa spagnola, ritenuta spesso insufficiente nel contestualizzare la situazione politica e storica del Sahara Occidentale.

Turismo, sport e “normalizzazione” del conflitto:

Un ulteriore tema affrontato riguarda l’utilizzo di eventi sportivi e iniziative turistiche nei territori del Sahara Occidentale. Secondo i partecipanti, tali attività contribuirebbero a presentare l’area come stabilizzata e integrata, mentre il contenzioso politico e giuridico internazionale rimarrebbe irrisolto.

Gli interventi hanno definito questo fenomeno come una forma di “normalizzazione simbolica”, sostenendo che esso rischi di oscurare la natura ancora controversa dello status del territorio.

L’appello finale: rompere il silenzio internazionale

Al termine del festival, organizzatori e partecipanti hanno lanciato un appello rivolto a media indipendenti, organizzazioni per i diritti umani e società civile internazionale affinché venga rafforzata la documentazione della situazione nei territori occupati del Sahara Occidentale.

Particolare attenzione è stata richiesta per la condizione dei prigionieri politici saharawi e per le segnalazioni di violazioni dei diritti umani riportate da diverse organizzazioni internazionali.

Secondo gli organizzatori, il futuro della solidarietà internazionale con il popolo saharawi dipenderà in larga misura dalla capacità di mantenere alta l’attenzione pubblica e di garantire un’informazione indipendente, accurata e continuativa su una delle questioni ancora irrisolte del panorama internazionale contemporaneo.



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