Sahara occidentale, 9 maggio 2026 - Il 10 maggio non rappresenta soltanto una data storica per il popolo saharawi: è il simbolo di una lotta che attraversa generazioni, un percorso di resistenza, identità e rivendicazione nazionale che continua ancora oggi.
Il 10 maggio 1973 nasceva il Fronte Polisario (Frente Popular para la Liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro), il movimento di liberazione nazionale fondato con l’obiettivo di porre fine al colonialismo spagnolo nel Sahara Occidentale e garantire al popolo saharawi il diritto all’autodeterminazione e all’indipendenza.
A distanza di oltre mezzo secolo, quella stessa aspirazione resta immutata: il diritto di un popolo a scegliere liberamente il proprio destino.
La nascita del Fronte Polisario fu il risultato di un lungo processo politico e organizzativo guidato da giovani militanti saharawi, tra cui El Ouali Mustapha Sayed, figura destinata a diventare il principale simbolo della rivoluzione saharawi.
Il 10 maggio 1973, prese forma ufficialmente l’organizzazione politico-militare che, appena dieci giorni dopo, il 20 maggio, avrebbe lanciato la sua prima azione armata contro il colonialismo spagnolo presso il posto militare di El-Khanga, segnando l’inizio della guerra di liberazione nazionale.
Sotto la guida di El Ouali Mustapha Sayed, il Fronte Polisario riuscì in pochi anni a trasformarsi nel principale riferimento politico, militare e sociale del popolo saharawi, unificando tribù, correnti politiche e generazioni attorno a un progetto comune di emancipazione nazionale.
Dopo il ritiro della Spagna nel 1975 e la successiva invasione del Sahara Occidentale da parte di Marocco e Mauritania, il Polisario guidò la resistenza armata, l’esodo della popolazione civile verso i campi profughi di Tindouf e la proclamazione della Repubblica Araba Saharawi Democratica il 27 febbraio 1976.
Ma la rivoluzione saharawi non si è espressa soltanto attraverso la lotta armata. Prima ancora delle armi, è stata una rivoluzione di coscienza, di parola e di dignità.
Tra le parole che ancora oggi risuonano nella memoria collettiva del popolo saharawi vi sono quelle attribuite a El Ouali Mustapha Sayed:
“Noi, saharawi, ci rifiutiamo di essere un’ombra perduta sulla mappa del colonialismo. Scegliamo di morire in piedi piuttosto che vivere in ginocchio.”
Queste parole sono diventate il manifesto morale di un popolo che, nonostante oltre cinque decenni di esilio, occupazione e divisione territoriale, continua a custodire con fierezza la propria identità.
Nei campi profughi di Tindouf, dove intere generazioni sono nate senza aver mai visto la propria terra, la memoria della patria continua a vivere attraverso la cultura, l’istruzione, la lingua, la musica e la trasmissione dei valori della resistenza.
Il 10 maggio non è soltanto l’anniversario della nascita di un movimento politico. È il giorno in cui un popolo decise di non essere invisibile. È il giorno in cui il Sahara Occidentale trovò una voce capace di attraversare il tempo.
Oggi, 53 anni dopo, quella voce continua a chiedere la stessa cosa: libertà, giustizia e autodeterminazione.
