BOLOGNA – Una sala gremita, un silenzio attento e l’urgenza di una giustizia attesa da decenni. Giovedì 26 marzo, l’Aula Giorgio Prodi dell’Università di Bologna ha ospitato la conferenza “La questione del Sahara Occidentale: la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea sugli accordi UE-Marocco”. Un evento che ha saputo coniugare l’analisi giuridica di alto livello con la testimonianza diretta di chi, ogni giorno, vive la lotta per l’indipendenza.
Il nodo giuridico: il consenso del popolo Saharawi
Promossa dal Dipartimento di Scienze Politiche in collaborazione con il CISP, la Regione Emilia-Romagna e realtà storiche della solidarietà come Nexus Emilia-Romagna, Rete Saharawi, Kabara Lagdaf e Rete Tifariti, la mattinata ha messo sotto la lente d’ingrandimento le recenti evoluzioni legali a Bruxelles.
Al centro del dibattito, le storiche sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE). I relatori, tra cui i docenti Alessandra Annoni e Lucio Gussetti, hanno evidenziato un punto fermo: il Sahara Occidentale e il Marocco sono territori distinti. Di conseguenza, ogni accordo commerciale che riguardi lo sfruttamento delle risorse naturali saharawi non può prescindere dal consenso esplicito del popolo nativo.
L’intervista a Sidi Omar: «Non si può aggirare la legalità»
A margine dell'evento, ai microfoni di Nexus Emilia-Romagna, è intervenuto Sidi Omar, Rappresentante del Fronte Polisario presso le Nazioni Unite. Le sue parole sono state un richiamo alla coerenza per le democrazie occidentali:
"La questione del Sahara Occidentale è all'ordine del giorno delle Nazioni Unite dagli anni Sessanta come tema di decolonizzazione. Questo significa che il popolo saharawi ha un diritto inalienabile all'autodeterminazione. È un principio cardine del diritto internazionale."
Omar non ha risparmiato critiche all'operato diplomatico recente: "È triste vedere che alcuni Paesi europei continuano a sostenere l'occupazione marocchina. A complicare la situazione c'è il tentativo della Commissione Europea di aggirare le sentenze della propria Corte di Giustizia. Il popolo saharawi chiede solo di esercitare liberamente e democraticamente il proprio diritto all'indipendenza".
Cooperazione e Istituzioni: l’impegno dell’Emilia-Romagna
L’incontro, aperto dai saluti istituzionali di Luca Rizzo Nervo e introdotto da Giulia Olmi, ha visto anche la partecipazione di Fatima Mahfud, che ha ringraziato il tessuto associativo italiano per non aver mai spento i riflettori sulla causa.
Non si è parlato solo di tribunali, ma di azioni concrete. La regione si conferma in prima linea: è stata infatti annunciata la prossima missione istituzionale dell’Emilia-Romagna nei campi profughi di Tindouf, prevista per il mese di aprile. Un segnale di continuità per una terra che da decenni offre rifugio e progetti di cooperazione a un popolo in attesa di tornare nella propria patria.
Una questione di democrazia:
Il successo di pubblico della conferenza bolognese dimostra che la "questione saharawi" non è un conflitto dimenticato della Guerra Fredda, ma un banco di prova per la tenuta del diritto internazionale moderno. Come ribadito dagli organizzatori in chiusura, il rispetto della legalità e la solidarietà civile restano le uniche strade percorribili per porre fine all'ultima colonia del continente africano.
