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Sahara Occidentale: AREN denuncia il traffico illegale di sabbia e coinvolgimenti internazionali



Sahara occidentale, 17 marzo 2026 – Nuove accuse di sfruttamento illegale delle risorse naturali saharawi emergono dal Sahara Occidentale. L’Associazione per il monitoraggio delle risorse naturali e la protezione ambientale (AREN) ha denunciato un presunto traffico di sabbia estratta dalle coste del territorio occupato, definendolo una grave violazione del diritto internazionale e dei diritti del popolo saharawi.

Secondo quanto riferito dall’organizzazione, al centro dell’operazione vi sarebbe la nave mercantile CKR Zeynep, sospettata di trasportare sabbia prelevata illegalmente dalle coste di El Aaiún. L’imbarcazione, battente bandiera di San Marino e collegata a società con sede in Turchia, sarebbe una delle unità coinvolte nel proseguimento di queste attività, anche dopo il recente affondamento della nave Dura Bulk.

I dati di monitoraggio marittimo indicano che la CKR Zeynep è entrata nel porto di El Aaiún il 13 marzo proveniente da Nouakchott con un pescaggio di 4,1 metri, per poi ripartire il giorno successivo in direzione di Santa Cruz de Tenerife con un pescaggio aumentato a 6,1 metri. Secondo AREN, questo incremento suggerisce il carico di una quantità significativa di materiale durante la sosta.

Ulteriori elementi raccolti dall’associazione, tra cui immagini recenti dell’imbarcazione attraccata al molo di Los Llanos nel porto di Santa Cruz de Tenerife, mostrerebbero una nave a pieno carico. Le fotografie evidenzierebbero incongruenze nei dati dichiarati sul pescaggio, pratica che – secondo testimonianze di operatori portuali – sarebbe frequente nei traffici illeciti di questo tipo.

Fonti ritenute attendibili indicano che il carico sarebbe costituito da sabbia proveniente dalle coste del Sahara Occidentale. Lo scarico, secondo le stesse informazioni, dovrebbe avvenire attraverso infrastrutture portuali dedicate, con il trasferimento diretto su camion per la distribuzione commerciale o l’utilizzo in grandi progetti edilizi nelle Isole Canarie, tra cui opere portuali ad alto consumo di materiali.

AREN sostiene che tali operazioni avvengano senza il consenso del popolo saharawi, configurandosi come una violazione del principio di sovranità permanente dei popoli sulle proprie risorse naturali, sancito dal diritto internazionale.

Alla luce di queste rivelazioni, l’associazione ha rivolto una serie di richieste alle autorità competenti:

- l’avvio immediato di un’indagine da parte delle autorità spagnole e delle Isole Canarie sull’origine del carico;

- la sospensione dello scarico della sabbia nel porto di Santa Cruz de Tenerife fino alla verifica della sua legalità;

- un intervento della comunità internazionale, delle organizzazioni ambientaliste e delle ONG per i diritti umani per fermare quello che viene definito un sistematico saccheggio delle risorse del territorio.

AREN ha infine ribadito il proprio impegno a continuare il monitoraggio delle attività economiche nel Sahara Occidentale, denunciando le reti coinvolte nello sfruttamento delle risorse naturali e richiamando l’attenzione sui danni ambientali e sulle implicazioni politiche e giuridiche di tali pratiche.

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