Sahara occidentale., 15 novembre 2025 - La società di certificazione LSQA (Laboratorio Tecnologico dell'Uruguay 50%, Quality Austria 50%) ha annunciato la cessazione immediata di ogni attività nel Sahara Occidentale. La decisione fa seguito alla certificazione, precedentemente emessa da LSQA, per i produttori agroalimentari marocchini operanti nel territorio conteso.
In una lettera inviata a luglio all'Ambasciata saharawi a Montevideo, ottenuta da Western Sahara Resource Watch (WSRW), l'azienda ha motivato la sua scelta, citando le normative internazionali:
"LSQA ha deciso di sospendere le sue operazioni nel Sahara Occidentale. [...] LSQA, in linea con le norme internazionali, ritiene che non sia possibile procedere con la certificazione in territorio saharawi senza rispettare i requisiti dello schema emesso dalle autorità saharawi, fornendo le garanzie necessarie per poter rilasciare la certificazione."
Questa mossa segna una riconsiderazione significativa delle procedure aziendali rispetto allo status giuridico distinto del territorio, come riconosciuto dal diritto internazionale.
Il contesto: Certificazioni e la "falla strutturale":
La controversia è emersa a seguito della certificazione rilasciata da LSQA nel marzo dello scorso anno all'azienda agroalimentare marocchina FMI Nabih Agricole secondo lo standard GLOBALG.A.P. (orientato alle buone pratiche agricole e alla tracciabilità).
Il problema principale risiedeva nella falsa rappresentazione dell'origine: sia il certificato che il registro GLOBALG.A.P. indicavano l'azienda agricola come situata in Marocco, nonostante la sua effettiva ubicazione fosse all'interno del Sahara Occidentale occupato. Tale errata indicazione ha implicazioni gravi, potenzialmente portando i rivenditori europei a commettere involontariamente frodi alimentari travisando la provenienza dei prodotti, che includevano esportazioni di pomodori e meloni verso Svizzera, Germania, UE, Regno Unito e Russia.
Inizialmente, LSQA aveva difeso la sua posizione (in una risposta a WSRW del 27 gennaio 2025), dichiarando di aver basato la decisione sulle informazioni fornite dal richiedente e sulle linee guida di GLOBALG.AP, le quali a loro volta si basano sulle dichiarazioni giurate del cliente. Da allora, la società ha riconsiderato la questione, culminando nella sospensione.
L'appello per una maggior riflessione:
L'azione di LSQA è stata accolta con soddisfazione dall'Associazione per il monitoraggio delle risorse e la protezione dell'ambiente nel Sahara occidentale, che ha invitato tutte le istituzioni straniere di certificazione a seguire l'esempio, astenendosi dall'intraprendere attività economiche nei territori occupati senza l'approvazione del popolo saharawi e del Fronte Polisario.
Karin Scheele del Western Sahara Resource Watch in Austria ha commentato l'episodio sottolineando la necessità di una revisione più ampia:
"La situazione nel Sahara Occidentale mette in luce una falla strutturale nel sistema di certificazione. Gli standard concepiti per garantire la fiducia vengono utilizzati in un contesto in cui i legittimi proprietari del terreno non hanno voce in capitolo. LSQA ha fatto un passo indietro non appena le implicazioni sono diventate chiare. La stessa riflessione è ora necessaria anche da parte di GLOBALG.AP, Quality Austria e IQNet."
Si segnala che sia l'azionista di LSQA, Quality Austria, che IQNet (International Certification Network, di cui entrambe sono membri e il cui logo compariva sui certificati contestati) sono state coinvolte in altre attività di certificazione nel territorio e non hanno risposto alle domande di WSRW.
LSQA non è il primo organismo a ritirarsi; nel 2020, anche la società norvegese DNV GL aveva annunciato la cessazione delle sue attività nel Sahara Occidentale.
