Madrid, 12 novembre 2025 – La storica attivista saharawi Aminatou Haidar, presidente dell’ Instancia Saharaui Contra la Ocupación Marroquí (ISACOM), ha lanciato un nuovo appello alla comunità internazionale ribadendo che solo l’esercizio del diritto all’autodeterminazione potrà porre fine al conflitto nel Sahara Occidentale, territorio che le Nazioni Unite continuano a classificare come non autonomo e in attesa di decolonizzazione.
In un’intervista trasmessa lunedì dalla televisione spagnola La Sexta, Haidar ha affermato con forza che “nessuno può rappresentare il popolo saharawi nell’esercizio del suo diritto all’autodeterminazione”, sottolineando come la presenza marocchina nel territorio manchi di qualsiasi legittimità internazionale.
“Un’aggressione persistente contro l’esistenza del popolo Saharawi”:
La leader saharawi ha denunciato quella che ha definito una “persistente aggressione contro l’esistenza del popolo saharawi e i suoi diritti fondamentali”, perpetrata dal Marocco per quasi mezzo secolo di occupazione.
Secondo Haidar, le politiche di ingegneria demografica messe in atto da Rabat hanno ridotto i saharawi “ad appena il 25% della popolazione totale nei territori occupati”, in un processo sistematico volto a modificare la composizione etnica e sociale del Sahara Occidentale.
“Questa strategia – ha spiegato – mira a cancellare la presenza del popolo saharawi nella propria terra e a normalizzare l’occupazione di fronte alla comunità internazionale.”
Dalla tortura all’oppressione economica: le nuove forme di repressione
“Oggi esiste una nuova forma di oppressione: quella economica.Impedisce al popolo saharawi di vivere dignitosamente nella propria patria”, ha dichiarato Haidar.
Questa tattica – ha aggiunto – mira a indebolire la resistenza pacifica della società saharawi, che nonostante tutto continua a mantenere viva la propria identità e la propria lotta per la libertà.
“L’occupazione non ha risolto nulla, ha solo aggravato la ferita”:
La sexta riaccende i riflettori: “Un popolo dimenticato, occupato e abbandonato”
La rete televisiva spagnola La Sexta ha dedicato un ampio reportage al tema, condotto da El Gran Wyoming, dal titolo “Sahrawi: cinquant’anni dopo l’occupazione marocchina del Sahara Occidentale”.
Il programma ha ripercorso la tragedia storica del popolo saharawi, ricordando la responsabilità della Spagna – ex potenza coloniale – nell’aver abbandonato il territorio nel 1975 in violazione delle risoluzioni ONU.
“È passato mezzo secolo da quel crimine, ma ciò non significa che possiamo voltare pagina”, ha dichiarato il conduttore, definendo i saharawi “un popolo dimenticato, occupato e abbandonato”.
Wyoming ha anche tracciato paralleli tra la situazione nel Sahara Occidentale e quella in Palestina, evidenziando le somiglianze nei modelli di occupazione, repressione e spoliazione.
Una voce di resistenza e verità:
Con la sua denuncia, Aminatou Haidar continua a rappresentare una delle voci più autorevoli e coraggiose della resistenza saharawi, richiamando l’attenzione internazionale su una tragedia troppo a lungo ignorata.
Il suo messaggio rimane chiaro e inequivocabile:
“Solo l’autodeterminazione potrà restituire dignità, pace e giustizia al popolo saharawi.”
