Sahara occidentale, 17 agosto 2026 – Una fotografia in bianco e nero, scattata quasi mezzo secolo fa nel pieno del conflitto del Sahara Occidentale, torna a riaccendere l’attenzione su una delle pagine più complesse della storia contemporanea della regione. A ripubblicarla è stato lo scrittore e giornalista spagnolo Arturo Pérez-Reverte, che negli anni Settanta documentò sul campo la guerra e l’esperienza dei combattenti saharawi del Fronte Polisario.
Lo scatto, appartenente all’archivio fotografico dell’autore spagnolo, ritrae alcuni combattenti saharawi durante gli anni della guerra iniziata nel 1975, dopo il ritiro della Spagna dal Sahara Occidentale.
Prima di diventare uno degli scrittori spagnoli più conosciuti a livello internazionale, Pérez-Reverte lavorò infatti per quasi vent’anni come reporter e corrispondente di guerra, seguendo numerosi conflitti e raccontandoli attraverso reportage, cronache e fotografie.
«Duri come il deserto in cui vivevano»
Nel riproporre l’immagine, Pérez-Reverte ha accompagnato lo scatto con poche parole, ma particolarmente evocative:
«L’orgoglio di guerrieri che si rispettavano, duri come il deserto in cui vivevano. Non ci si poteva avvicinare a loro con sciocchezze.»
Una testimonianza personale che restituisce l’impressione lasciata sul giovane reporter dai combattenti saharawi incontrati sul terreno.
La fotografia fa parte della raccolta “Le mie fotografie della guerra 1974-1985”, attraverso la quale Pérez-Reverte ha recuperato negli anni alcune immagini realizzate durante la sua lunga attività di inviato nei principali scenari di conflitto.
Il valore dello scatto va quindi oltre quello puramente fotografico: rappresenta la testimonianza diretta di un giornalista straniero che visse sul campo una fase decisiva della storia del Sahara Occidentale.
Dal giornalismo di guerra alla letteratura:
La testimonianza assume ulteriore rilievo considerando il percorso professionale di Pérez-Reverte. Dopo una lunga carriera nel giornalismo, lo scrittore si è progressivamente dedicato alla narrativa, affermandosi come una delle personalità più note della letteratura spagnola contemporanea.
Dal 2003 è inoltre membro della Real Academia Española, istituzione incaricata di tutelare e studiare la lingua spagnola.
Il suo archivio conserva numerose fotografie realizzate durante gli anni trascorsi come reporter di guerra. Tra queste figurano anche immagini dedicate ai combattenti del Fronte Polisario e al conflitto del Sahara Occidentale.
Una testimonianza che attraversa mezzo secolo:
Riproposta a distanza di quasi cinquant’anni, la fotografia riporta al centro dell’attenzione una generazione di saharawi che visse direttamente l’inizio del conflitto e la lotta armata condotta dal Fronte Polisario.
Lo scatto assume così il valore di un documento storico e giornalistico, capace di restituire attraverso lo sguardo di un testimone esterno l’atmosfera di un periodo che continua a incidere profondamente sul presente.
La fotografia permette inoltre di osservare quella fase storica attraverso una testimonianza prodotta sul terreno, al di là delle differenti interpretazioni politiche che, nel corso dei decenni, hanno accompagnato il conflitto.
Il Sahara Occidentale torna nel dibattito spagnolo:
Il recupero dell’immagine arriva in un momento in cui il Sahara Occidentale continua a rappresentare una questione particolarmente sensibile nel dibattito politico e diplomatico spagnolo.
I rapporti tra Spagna e Marocco, le politiche migratorie, la cooperazione in materia di sicurezza e la posizione di Madrid sul futuro del territorio hanno riportato più volte il dossier saharawi al centro del confronto pubblico.
In questo scenario, la fotografia di Pérez-Reverte offre uno sguardo che precede di decenni gli attuali equilibri diplomatici: quello di un giovane reporter che osservò direttamente uomini, luoghi e avvenimenti destinati a segnare la storia del Sahara Occidentale.
Quando una fotografia diventa memoria:
A quasi mezzo secolo di distanza, l’immagine conserva quindi una forza che supera il momento in cui venne realizzata. Non racconta soltanto alcuni combattenti nel deserto, ma restituisce un frammento della memoria collettiva saharawi e di una guerra le cui conseguenze politiche e umane continuano ancora oggi.
Una vecchia fotografia torna così nel presente e diventa nuovamente testimonianza: lo sguardo di un corrispondente di guerra sulla generazione saharawi degli anni Settanta riapre una finestra su una storia che, a distanza di cinquant’anni, resta ancora senza una soluzione definitiva.
