Firenze, 24 agosto 2026 – Con la conclusione dell’Accoglienza Estiva dei Piccoli Ambasciatori di Pace Saharawi, l’Associazione CittàVisibili ha voluto rivolgere un messaggio di ringraziamento e riflessione a tutte le volontarie, i volontari e le persone che hanno contribuito alla riuscita del progetto.
Il comunicato, trasmesso dal presidente dell’associazione Simone Bolognesi, non si limita a ripercorrere le attività, le visite e gli incontri realizzati, ma richiama il significato più profondo dell’esperienza: le relazioni costruite, la conoscenza reciproca e l’impegno condiviso al fianco del popolo saharawi.
Di seguito il testo del comunicato.
L’esperienza dell’Accoglienza Estiva dei Piccoli Ambasciatori di Pace Saharawi si è conclusa. Abbiamo scelto di affidare la nostra riflessione non all’elenco delle attività svolte, delle visite, dei momenti di gioco o degli incontri organizzati, ma al significato più profondo di questo progetto: le relazioni che si sono costruite e gli sguardi che, ancora una volta, si sono incontrati.
Tre parole possono aiutarci a restituire il senso di questo percorso: reciprocità, condivisione e comprensione.
Reciprocità, perché l’accoglienza non è mai un gesto a senso unico. Non esistono semplicemente persone che accolgono e altre che vengono accolte: esistono storie ed esperienze che si incontrano e che, almeno in parte, si trasformano a vicenda.
I bambini e le bambine saharawi, insieme ai loro accompagnatori, non sono stati soltanto ospiti. Hanno portato con sé una storia collettiva, una cultura, una memoria e una profonda domanda di giustizia.
Condivisione, perché durante queste settimane abbiamo condiviso tempo, luoghi, esperienze e momenti di vita quotidiana. Ma abbiamo condiviso anche qualcosa di più complesso e importante: la responsabilità di non considerare la causa saharawi come una vicenda lontana, confinata nel deserto o nei campi profughi.
La condivisione diventa così una forma concreta di partecipazione, capace di creare legami e di mettere in discussione l’idea secondo cui ciò che accade altrove non ci riguardi.
Infine, comprensione. Comprendere non significa soltanto conoscere una situazione o acquisire qualche informazione in più. Significa provare a guardare il mondo anche dal punto di vista dell’altro, riconoscere la complessità della sua storia e assumersi la responsabilità di non rimanere indifferenti.
Forse è proprio in una fotografia che possiamo ritrovare, meglio che in tante parole, il senso di questo percorso: un bambino che, entrando a scuola, si avvicina spontaneamente all’immagine di El Uali e la bacia.
Un gesto semplice, naturale, non costruito.
In quel gesto vive una memoria che continua a essere tramandata. C’è il legame tra le nuove generazioni e la storia di un popolo. C’è la consapevolezza, trasmessa attraverso la cultura e l’educazione, che la propria identità non sia qualcosa da custodire in silenzio, ma una storia da conoscere, raccontare e portare nel futuro.
È forse qui che il progetto dei Piccoli Ambasciatori di Pace trova uno dei suoi significati più autentici. L’internazionalismo, in fondo, non è una parola astratta: prende forma quando una storia che potrebbe sembrarci lontana entra nelle nostre scuole, nelle nostre piazze, nelle nostre case e nelle nostre relazioni.
Accade quando smettiamo di considerare un popolo soltanto attraverso la sua sofferenza e iniziamo a riconoscerlo per la sua storia, la sua dignità, la sua cultura e la sua lotta per il diritto all’autodeterminazione.
L’Accoglienza Estiva si è conclusa da poco, ma il nostro cammino accanto al popolo saharawi continua: nelle relazioni costruite, nella curiosità di chi si è avvicinato per la prima volta alla causa saharawi, nelle domande che questo incontro ha lasciato aperte e nella responsabilità di continuare a costruire ponti e a portare avanti utopie.
Perché incontrarsi davvero significa cambiare, almeno un poco, il proprio modo di guardare il mondo.
