Sahara occidentale, 21 agosto 2026 – Cinquemilasettecentocinquantanove giorni, pari a oltre 15 anni e nove mesi di detenzione. È il dato centrale di un rapporto statistico dedicato ai prigionieri saharawi del gruppo di Gdeim Izik, che prova a rappresentare attraverso i numeri il peso umano, familiare e sociale del lungo periodo trascorso in carcere.
Il documento prende come riferimento il periodo compreso tra il 12 novembre 2010, indicato come data iniziale della detenzione, e il 19 agosto 2026, data di elaborazione del rapporto. Gli autori precisano che quest’ultima non rappresenta una data di scarcerazione e che i detenuti considerati nel documento risultavano ancora in detenzione al momento della sua redazione.
5.759 giorni, oltre 138 mila ore:
Secondo i calcoli presentati, il periodo preso in esame corrisponde a 15 anni, 9 mesi e 7 giorni, per un totale di 5.759 giorni, equivalenti a 822 settimane e cinque giorni.
Tradotto in altre unità temporali, il rapporto quantifica la detenzione in circa 138.216 ore, 8,29 milioni di minuti e quasi 498 milioni di secondi.
Numeri utilizzati dagli autori non soltanto come dato statistico, ma per offrire una rappresentazione immediata della durata della detenzione e del suo impatto sulla vita quotidiana.
Il documento osserva inoltre che una persona nata il 12 novembre 2010, giorno assunto come inizio del periodo analizzato, avrebbe raggiunto al 19 agosto 2026 l’età di 15 anni, 9 mesi e 7 giorni: praticamente un’intera adolescenza trascorsa mentre i detenuti rimanevano in carcere.
Festività, albe e notti trascorse lontano dalle famiglie:
Il rapporto prova anche a misurare il trascorrere del tempo attraverso gli eventi della vita quotidiana e religiosa.
Nel periodo analizzato vengono conteggiate 16 ricorrenze dell’Eid al-Fitr, 16 dell’Eid al-Adha, 17 Capodanni islamici e 17 ricorrenze della nascita del Profeta, per un totale di 66 occasioni religiose.
A queste si aggiungono 5.759 albe, altrettanti tramonti e 5.759 notti trascorse durante il periodo di detenzione.
Assumendo simbolicamente tre pasti quotidiani consumati in famiglia, il documento calcola inoltre in 17.277 i pasti trascorsi lontano dai propri familiari.
Il costo umano e familiare della detenzione:
Una parte del rapporto tenta di quantificare anche ciò che oltre quindici anni di carcere possono aver significato sul piano familiare e sociale.
Gli autori propongono alcune stime demografiche, basate su ipotesi statistiche relative a matrimoni, nascite e decessi all’interno di una famiglia allargata. Secondo questi calcoli teorici, durante il periodo considerato un detenuto potrebbe aver perso la possibilità di assistere a circa 19 matrimoni, 32 nascite e otto decessi nella propria cerchia familiare.
Il documento propone anche una proiezione sul numero di figli che un detenuto in età fertile avrebbe potuto avere durante lo stesso arco temporale, arrivando a una stima teorica di circa sei.
Gli stessi autori sottolineano tuttavia che questi valori non rappresentano fatti individualmente accertati, ma elaborazioni statistiche costruite sulla base di medie e ipotesi demografiche. Vanno quindi interpretati come uno strumento per rappresentare simbolicamente l’impatto della detenzione prolungata sulla vita familiare, e non come dati biografici certi riferibili a ciascun prigioniero.
Una detenzione lunga quanto una generazione:
Tra i confronti proposti dal rapporto figura anche quello con alcuni grandi periodi storici. I 5.759 giorni considerati equivalgono, secondo il documento, a circa 2,6 volte la durata della Seconda guerra mondiale, calcolata in 2.191 giorni.
L’obiettivo del rapporto è trasformare una durata astratta in elementi facilmente comprensibili: giorni, notti, ricorrenze, momenti familiari e generazioni cresciute durante gli anni trascorsi in carcere.
Il documento dedica inoltre attenzione agli spazi della detenzione, utilizzando come riferimento teorico una cella di circa sei metri quadrati per rappresentare il contrasto tra la durata temporale della prigionia e la limitazione dello spazio fisico.
Gdeim Izik, una vicenda iniziata nel 2010:
Il rapporto riporta al centro dell’attenzione il caso dei detenuti saharawi legati agli eventi di Gdeim Izik, divenuto negli anni uno dei dossier più conosciuti nell’ambito delle denunce sulla situazione dei prigionieri saharawi.
Attraverso una lettura prevalentemente statistica, il documento cerca di mostrare una dimensione spesso difficile da rappresentare: quanto possono pesare più di quindici anni di detenzione sulla vita di una persona e sui suoi rapporti familiari e sociali.
Gli autori precisano infine che tutti i calcoli si fermano al 19 agosto 2026 e che le elaborazioni relative agli aspetti sociali, familiari e demografici hanno carattere esclusivamente estimativo.
Al di là delle proiezioni, il dato attorno al quale ruota l’intero rapporto resta quello dei 5.759 giorni: una cifra scelta per rappresentare, in termini concreti, oltre quindici anni trascorsi lontano dalla famiglia e dalla vita quotidiana.

