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ONU, il Comitato contro la tortura accerta violazioni del Marocco nel caso del difensore saharawi Abdelmoula El Hafidi

 


Ginevra, 19 agosto 2026 – Il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha accertato violazioni della Convenzione contro la tortura da parte del Marocco nel caso di Abdelmoula El Hafidi, difensore dei diritti umani saharawi, in relazione alle condizioni della sua detenzione nel carcere di Aït Melloul.

La decisione, adottata il 24 aprile 2026 durante l’84ª sessione del Comitato, riguarda una denuncia presentata da El Hafidi con l’assistenza dell’International Service for Human Rights (ISHR). Al centro del procedimento figurano le condizioni di detenzione e le violazioni denunciate dal difensore saharawi dopo il suo arresto, avvenuto nel 2016.

Condizioni di detenzione giudicate degradanti:

Secondo le conclusioni del Comitato, le condizioni nelle quali El Hafidi è stato detenuto ad Aït Melloul, considerate nel loro complesso, hanno costituito un trattamento degradante, in violazione dell’articolo 16 della Convenzione contro la tortura.

Tra le criticità indicate figurano il sovraffollamento, l’assenza di finestre e di un’adeguata illuminazione naturale, la scarsa ventilazione, il riscaldamento insufficiente e le difficoltà di accesso all’acqua potabile e a servizi igienici adeguati.

Il Comitato ha quindi richiamato le autorità marocchine alla necessità di adottare misure appropriate per porre rimedio alla situazione e prevenire il ripetersi di analoghe violazioni.

Contestata anche l’assenza di un’indagine efficace:

La decisione riguarda inoltre l’articolo 13 della Convenzione, che tutela il diritto delle persone a presentare denuncia e a ottenere che le proprie accuse siano esaminate in maniera tempestiva e imparziale.

Secondo il Comitato, il Marocco non avrebbe adempiuto pienamente ai propri obblighi, non garantendo un’indagine rapida, imparziale ed efficace sulle denunce formulate da El Hafidi riguardo alle condizioni della sua detenzione.

Dall’arresto del 2016 alla condanna a dieci anni:

Abdelmoula El Hafidi è stato arrestato il 16 aprile 2016 a Boujdour, nel Sahara Occidentale, e successivamente condannato a dieci anni di reclusione nell’ambito di un procedimento legato alle proteste avvenute in un campus universitario di Marrakech.

La condanna è stata confermata in appello nell’aprile 2018 e, successivamente, dalla Corte di Cassazione nell’aprile 2019.

Il suo caso era già stato esaminato a livello internazionale. Nel 2019, il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria aveva concluso che la privazione della libertà di El Hafidi aveva carattere arbitrario.

ISHR e LPPS: il caso si inserisce in un quadro più ampio

L’International Service for Human Rights (ISHR) e la League for the Protection of Sahrawi Prisoners in Moroccan Prisons (LPPS) hanno inserito il caso El Hafidi in quello che, in una dichiarazione congiunta, hanno definito un “modello più ampio di repressione” nei confronti dei difensori dei diritti umani saharawi impegnati pacificamente a sostegno del diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi.

Secondo le due organizzazioni, la decisione del Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura rappresenta un ulteriore riconoscimento internazionale delle condizioni denunciate dai prigionieri saharawi.

ISHR e LPPS hanno inoltre richiamato l’attenzione su pratiche quali condizioni carcerarie degradanti, isolamento e mancato accesso alle cure mediche, sostenendo che tali misure siano state utilizzate come strumenti punitivi nei confronti di attivisti e difensori saharawi.

La pronuncia del Comitato riporta così l’attenzione internazionale non soltanto sul caso individuale di Abdelmoula El Hafidi, ma anche sulla più ampia questione della tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e dei difensori dei diritti umani saharawi.

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