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Il Fronte POLISARIO si appella al Consiglio di Sicurezza ONU: «Misure urgenti per salvare la vita del prigioniero politico saharawi Naâma Asfari»



New York (Nazioni Unite), 23 luglio 2026 – Il Fronte POLISARIO ha rivolto un appello urgente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite affinché intervenga immediatamente per tutelare la vita e l'integrità fisica del difensore dei diritti umani e prigioniero politico saharawi Naâma Asfari, in sciopero della fame a tempo indeterminato dall'8 giugno 2026 nel carcere marocchino di Kenitra.

La richiesta è contenuta in una lettera inviata dal dott. Sidi Mohamed Omar, membro del Segretariato nazionale del Fronte POLISARIO, rappresentante presso le Nazioni Unite e coordinatore con la MINURSO, all'ambasciatore Zénon Mukongo Ngay, rappresentante permanente della Repubblica Democratica del Congo presso l'ONU e presidente di turno del Consiglio di Sicurezza.

Nel documento, il Fronte POLISARIO esprime «profonda preoccupazione» per il rapido deterioramento delle condizioni di salute di Asfari, la cui protesta – definita "Battaglia della Dignità" – è stata avviata per denunciare le condizioni di detenzione e il mancato rispetto, da parte delle autorità marocchine, delle decisioni e delle raccomandazioni emanate dagli organismi delle Nazioni Unite riguardo al suo caso e a quello degli altri prigionieri politici saharawi, in particolare del gruppo di Gdeim Izik.

Secondo quanto riportato nella lettera, il 22 giugno Asfari è stato trasferito nell'infermeria del carcere dopo un aggravamento delle sue condizioni di salute. La famiglia riferisce che il prigioniero avrebbe perso circa dieci chilogrammi dall'inizio dello sciopero della fame e che dal 13 luglio non è più stato possibile comunicare con lui, alimentando forti timori per la sua vita e la sua integrità fisica.

Il Fronte POLISARIO chiede al Consiglio di Sicurezza di adottare con urgenza misure concrete affinché ad Asfari sia garantito l'accesso immediato a cure mediche indipendenti e specialistiche, la possibilità di comunicare liberamente con la propria famiglia e con il proprio legale e, soprattutto, la tutela della sua vita. Nella lettera viene inoltre ribadito che le autorità marocchine sono ritenute pienamente responsabili della sorte del prigioniero e degli altri detenuti politici saharawi.

Il documento denuncia anche l'intensificarsi della repressione nei territori occupati del Sahara Occidentale, sottolineando come le violazioni dei diritti umani e le misure punitive nei confronti degli attivisti saharawi compromettano il clima necessario al rilancio del processo di pace promosso dalle Nazioni Unite.

La lettera ripercorre inoltre la vicenda giudiziaria di Naâma Asfari, arrestato il 7 novembre 2010, alla vigilia dello smantellamento del campo di protesta di Gdeim Izik, e successivamente condannato nel 2017 dalla Corte d'appello di Salé a 30 anni di reclusione, confermando una precedente sentenza pronunciata da un tribunale militare marocchino.

Il Fronte POLISARIO richiama le numerose decisioni e raccomandazioni adottate da organismi internazionali, tra cui il Comitato delle Nazioni Unite contro la Tortura, il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria, oltre ai rapporti di Amnesty International e Human Rights Watch, che hanno definito arbitraria la detenzione di Asfari e denunciato l'utilizzo di confessioni estorte mediante tortura, chiedendone il rilascio insieme agli altri prigionieri politici del gruppo di Gdeim Izik.

Secondo il documento, durante gli anni di detenzione Asfari avrebbe subito torture, maltrattamenti, lunghi periodi di isolamento, limitazioni ai contatti con la famiglia, privazione di cure mediche e condizioni detentive degradanti. Viene inoltre ricordato che alla moglie, Claude Mangin-Asfari, è stato impedito di fargli visita dal gennaio 2019.

La lettera evidenzia come le violazioni dei diritti umani nei confronti dei prigionieri politici saharawi continuino in un contesto di forte isolamento del Sahara Occidentale occupato, dove, ricorda il Fronte POLISARIO, l'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani non ha potuto effettuare missioni di monitoraggio dal 2015.

Nel suo appello finale, il Fronte POLISARIO rinnova la richiesta di rilascio immediato e incondizionato di tutti i prigionieri politici saharawi, compresi i detenuti del gruppo di Gdeim Izik, e sollecita le Nazioni Unite ad assumere un ruolo più incisivo nella tutela dei diritti umani nel Sahara Occidentale, anche attraverso l'istituzione di un meccanismo indipendente di monitoraggio dei diritti umani nell'ambito della missione MINURSO.

La lettera è stata trasmessa anche all'Inviato personale del Segretario generale delle Nazioni Unite per il Sahara Occidentale, Staffan de Mistura, affinché venga portata all'attenzione dei membri del Consiglio di Sicurezza.

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