Ginevra, 28 giugno 2026 – La presidente dell'Organo Sahrawi contro l'Occupazione Marocchina (ISACOM), Aminatou Haidar, ha lanciato il 25 giugno un forte appello alla comunità internazionale nel corso della 62ª sessione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, mettendo in guardia dai rischi che l'intelligenza artificiale e le nuove tecnologie digitali possono rappresentare per le donne e le attiviste saharawi nei territori occupati del Sahara Occidentale.
Il suo intervento è stato presentato durante il dialogo interattivo con il Gruppo di lavoro sulla discriminazione contro le donne e le ragazze, nell'ambito della sessione in corso a Ginevra.
Nel suo messaggio, Haidar ha sottolineato come l'intelligenza artificiale non sia uno strumento neutrale, ma possa riflettere e amplificare le disuguaglianze e gli squilibri di potere già esistenti. Secondo la dirigente di ISACOM, nei contesti di occupazione militare tali tecnologie rischiano di diventare strumenti di controllo e repressione anziché di progresso.
«Come donna saharawi – ha dichiarato – accolgo con favore il riconoscimento, contenuto nel rapporto del Gruppo di lavoro, del fatto che l'intelligenza artificiale non si sviluppa nel vuoto. Le tecnologie possono rafforzare discriminazioni e disuguaglianze già presenti. Per le donne che vivono sotto occupazione questi rischi sono particolarmente gravi.»
Haidar ha ricordato il ruolo fondamentale svolto dalle donne saharawi nella difesa dei diritti umani e nella promozione del diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi, denunciando al tempo stesso le continue violazioni subite.
Nel suo intervento ha descritto un quadro caratterizzato da sorveglianza costante, intimidazioni, ritorsioni e limitazioni della libertà di espressione e di associazione, sia negli spazi fisici sia in quelli digitali. Ha inoltre denunciato discriminazioni sul piano economico e sociale, evidenziando come numerose attiviste vengano licenziate a causa del loro impegno per i diritti umani e come anche i loro familiari e figli siano oggetto di pressioni e ostacoli.
«L'espansione dell'intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali – ha affermato – non deve trasformarsi in un nuovo strumento per intensificare la sorveglianza, la discriminazione e l'esclusione delle donne che difendono i diritti umani.»
La presidente di ISACOM ha concluso il suo intervento ribadendo che il caso del Sahara Occidentale dimostra come la tecnologia non possa essere considerata neutrale quando viene impiegata in un contesto di occupazione.
«Nessun progresso tecnologico può sostituire il rispetto dei diritti umani né il diritto del mio popolo a vivere in dignità e libertà», ha dichiarato, rivolgendo un appello alle Nazioni Unite affinché lo sviluppo delle nuove tecnologie sia accompagnato da efficaci garanzie per la tutela dei diritti fondamentali e dalla protezione delle donne impegnate nella difesa dei diritti umani.
L'intervento di Aminatou Haidar ha riportato all'attenzione del Consiglio ONU la situazione delle donne saharawi nei territori occupati, evidenziando le sfide poste dall'uso delle nuove tecnologie in contesti di conflitto e occupazione e ribadendo la necessità che il progresso tecnologico proceda di pari passo con il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani universali.
