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Felipe VI ammette gli abusi del passato coloniale spagnolo: dichiarazioni che riaprono il dibattito storico e politico



Madrid, 19 marzo 2026 – Il re di Spagna, Felipe VI, ha riconosciuto pubblicamente che il suo Paese ha commesso abusi durante il periodo coloniale, in una dichiarazione che rappresenta una rara ammissione da parte della monarchia spagnola, storicamente restia a esprimere scuse formali alle ex colonie.

L’intervento è avvenuto nel corso di una visita al Museo Archeologico di Madrid, dove il sovrano ha sottolineato come le leggi coloniali fossero state concepite con finalità teoricamente protettive, ma abbiano nella pratica prodotto conseguenze ben diverse. “Se analizziamo questi eventi alla luce dei valori contemporanei – ha affermato – è evidente che non possiamo esserne orgogliosi. È tuttavia necessario comprenderli nel loro contesto storico e trarne insegnamenti attraverso un’analisi obiettiva”.

All’apice della sua espansione, tra il XVI e il XVIII secolo, l’Impero spagnolo si estendeva su più continenti, includendo gran parte dell’America Latina e centrale. Durante questo periodo, furono documentate pratiche come il lavoro forzato, la confisca delle terre e violenze sistematiche nei confronti delle popolazioni indigene.

Le dichiarazioni del sovrano si inseriscono in un contesto diplomatico ancora sensibile, in particolare nei rapporti con il Messico. Nel 2019, l’allora presidente Andrés Manuel López Obrador aveva ufficialmente richiesto alla Spagna e alla Santa Sede di presentare scuse per gli abusi commessi durante la conquista. Una richiesta rimasta senza seguito formale, che ha contribuito a mantenere tensioni tra i due Paesi, acuite successivamente dalla decisione dell’attuale presidente Claudia Sheinbaum di non invitare il sovrano spagnolo alla propria cerimonia di insediamento.

Il tema dell’eredità coloniale riguarda anche il Sahara Occidentale, ex colonia spagnola dal 1884 al 1975. Inserito dal 1963 nella lista dei territori non autonomi delle Nazioni Unite, il Sahara Occidentale resta al centro di una lunga disputa internazionale.

Durante il periodo coloniale, la resistenza saharawi si organizzò progressivamente fino alla fondazione, il 10 maggio 1973, del Fronte Polisario, che avviò la lotta armata contro la presenza spagnola. Le operazioni militari e le mobilitazioni popolari intensificarono la pressione su Madrid, portando nel settembre 1975 all’apertura di negoziati tra le autorità spagnole e i rappresentanti saharawi guidati da El-Ouali Mustapha Sayed.

Le recenti dichiarazioni di Felipe VI, pur senza configurarsi come scuse ufficiali, riaccendono il dibattito sul passato coloniale della Spagna e sulle sue implicazioni contemporanee, sia sul piano diplomatico sia in relazione alle rivendicazioni storiche ancora aperte.

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